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Alzarci in Piedi una Seconda Volta

Prologo – Perché Questa Serie Esiste


Overview Effect

Quando gli astronauti guardano la Terra dalla Stazione Spaziale Internazionale, vedono qualcosa che noi, con i piedi per terra, non vediamo: un pianeta fragile, senza confini visibili, dove tutto è interconnesso.

Michael Collins, pilota dell’Apollo 11, lo descrisse così:

“La cosa che mi ha sorpreso è che la Terra proiettava un’aria di fragilità. È minuscola, splendente, bella, è casa, e va protetta.”

Tornano con un’urgenza profonda — proteggere ciò che hanno visto da lontano. Si chiama overview effect: un cambio radicale di prospettiva. Vedere da lontano rivela connessioni invisibili da terra.

Che cosa centrano gli astronauti?

La loro esperienza illustra un principio che possiamo applicare anche con i piedi per terra: non serve andare nello spazio per guardare da lontano. Serve solo avere strumenti che permettano di vedere ciò che da vicino è invisibile.

Gli scienziati hanno questi strumenti. Non guardano (solo) dallo spazio, ma sanno farlo anche in profondità nel tempo.

I loro strumenti — modelli matematici — permettono letteralmente di vedere nel futuro. Non certezze assolute — certo — come saremmo tentati a sperare, ma ci danno accesso a schemi ricorsivi, tendenze, punti di non ritorno. Attraverso i modelli è possibile vedere la fragilità dei sistemi e prevederne il cambiamento nei suoi vari domini: climatico, sanitaro, sociale, democratico,… e cognitivo.


Vedere il 2100 da Oggi

Dall’orbita, a 400 chilometri d’altezza, scompaiono i confini nazionali. Gli astronauti vedono fiumi che attraversano continenti, correnti oceaniche che collegano poli opposti. Vedono interconnessioni invisibili da terra.

Con gli strumenti del pensiero critico — quella capacità di pianificare, anticipare, valutare conseguenze — scompaiono anche i confini temporali: oggi, domani, la settimana prossima. Vediamo il 2060 quando tuo figlio avrà cinquant’anni. Il 2100 quando i suoi figli vivranno le conseguenze delle decisioni che prendiamo oggi.

Le minacce più pericolose — climate change, crisi democratiche, degrado cognitivo — hanno segnali oggi. Servono strumenti per saperli leggere; per vedere dove portano nel 2060, nel 2100. I puntini ci sono. Serve saperli collegare.

Potremmo chiamare questa capacità foreview effect — vista in avanti, come overview sta a “vista dall’alto”. Senza di essa, prenderemo decisioni unicamente sulla base di ciò che vediamo nell’oggi.

La differenza è cruciale:

Per capirla, facciamo un salto indietro di 4 milioni di anni. I nostri antenati passarono dalla postura quadrupede a quella bipede. Questo cambiamento non fu solo anatomico — fu anche cognitivo. Alzarsi in piedi permise di vedere più lontano: l’orizzonte si allargò, i predatori divennero visibili prima, il tempo per reagire aumentò.

Quel primo “alzarsi” ci diede lungimiranza spaziale.

Oggi serve un secondo “alzarsi in piedi” — non fisico, ma mentale.

Il predatore all’orizzonte della savana era visibile con un concreto vantaggio a chi si alzava in piedi. Vista la complessità del nostro presente, l’orizzonte temporale — climate change, crisi democratiche, degrado cognitivo — è visibile con un concreto vantaggio a chi sviluppa strumenti cognitivi per guardare avanti nel tempo. Visione migliore uguale a decisioni migliori.

Ma questa capacità non è automatica. Si sviluppa o non si sviluppa.

Dipende da condizioni precise. Condizioni che stiamo deteriorando, senza accorgercene.


Sguardi Che Scivolano

Entri in classe. Chiedi attenzione per 15 minuti. Vedi sguardi che scivolano via dopo 3. Dai un’istruzione in due passaggi. Metà della classe ne esegue uno solo. Assegni la lettura di una breve consegna: è limpida, “limata fino all’osso”. Tornano dicendo “non ho capito” senza nemmeno averci provato.

Non è pigrizia, non è mancanza di intelligenza e non è colpa loro.

È qualcosa di più profondo — qualcosa che sta cambiando nel modo in cui i loro cervelli funzionano.

Se sei insegnante, riconosci questa scena. Se sei genitore, vedi le analogie in base al vissuto in casa. Se lavori con bambini o adolescenti, sai di cosa parlo. Non stai immaginando cose. C’è un fenomeno reale in corso.

I numeri confermano l’esperienza:

Canton Ticino, 2024: 740 bambini con bisogni educativi speciali registrati (DECS). Non disturbi gravi — difficoltà attentive, di memoria di lavoro, di controllo degli impulsi.

PISA 2022: -37% nella capacità di lettura autonoma rispetto a dieci anni fa (dati aggregati Svizzera italiana). Non prestazioni accademiche. La capacità di sostenere l’attenzione su un testo abbastanza a lungo da capirlo.

Burnout docenti: Già nel 2014 (indagine OCST-DFA/SUPSI), il 20% dei docenti ticinesi era sopra soglia di vigilanza per burnout, con i primari particolarmente esposti (26% per gestione allievi). Oggi (sondaggio OCST 2025, 631 docenti), emerge un sovraccarico cronico: 87% oltre 16 ore frontali/settimana, 70% tempo extra per riforme e casi complessi, con bambini 2026 ben più complessi di quelli del 2014. Non è fallimento individuale: il sistema chiede a insegnanti normali l’impossibile.

Questi numeri sono indicatori di sintomi.

Il paradosso del docente consapevole:

Forse conosci anche questo: sai cosa dovresti fare. Hai provato — meno schermi, più riflessione, tempi lenti. Ma quando rallenti, il sistema collassa. Gli spazi vuoti diventano terreno fertile per il disturbo.

Così acceleri. Frammenti. Tieni occupate le menti. Funziona — la classe sta in piedi. Ma sai che stai facendo l’opposto di ciò in cui credi.

Non è colpa tua: è il funzionamento di questo sistema. Capire perché è il primo passo per cambiarlo.


Divide et Impera

L’altro giorno guardavo una famiglia al ristorante. Quattro persone, quattro schermi. Fisicamente insieme, mentalmente altrove. Pensando alla tendenza vedo che non è eccezione — sta diventando la norma.

La crisi relazionale:

Genitori assenti anche quando presenti. Relazioni sostituite da “connessioni” — social media che promettono socialità ma consegnano isolamento. Siamo tutti connessi, ma nessuno è in relazione. La presenza autentica è diventata merce rara.

Osserva una scena comune: un bambino di 7 anni torna da scuola. Ha qualcosa da raccontare — l’eccitazione è visibile. Il genitore annuisce, dice “ah sì?”, ma gli occhi rimangono sullo schermo. Il bambino sente l’assenza. Dopo qualche tentativo, smette di provare.

Sei mesi dopo, quello stesso genitore si lamenterà: “Non mi racconta più niente.” Ma il bambino ha imparato la lezione — quando parlava, nessuno ascoltava davvero. Ha smesso di sprecare energia. La relazione si è svuotata, un’interazione dopo l’altra. Non c’è stato un momento drammatico. Solo mille piccole assenze che hanno eroso la fiducia.

La noia abolita:

C’è qualcosa che abbiamo perso senza accorgercene: la capacità di stare nel vuoto. La noia — quel tempo senza stimoli — era il momento in cui il cervello elaborava, connetteva, immaginava. Oggi quel vuoto viene riempito istantaneamente. Ogni attesa è uno scroll. Ogni silenzio è un video.

Il cervello non impara mai a stare con sé stesso.

Il meccanismo:

È divide et impera nella sua forma più sottile. Non serve un dittatore per applicarlo — basta un algoritmo che massimizza l’engagement. Il risultato è lo stesso: individui isolati divengono vulnerabili alla manipolazione. Burattini incapaci di azione collettiva.


La Candela di Sagan — Un Debito verso Chi Verrà

“Non ereditiamo la terra dai nostri antenati — la prendiamo in prestito dai nostri figli.”

I demoni hanno cambiato forma:

Nel 1995, Carl Sagan scrisse Il mondo infestato dai demoni. La sua tesi: la scienza è una candela nel buio — fragile, tremolante, ma l’unica luce che abbiamo contro superstizione e manipolazione.

I “demoni” di cui parlava Sagan sono sempre gli stessi da lui splendidamente descritti, hanno solo cambiato forma:

    • Misinformazione: informazioni false diffuse senza malizia

    • Disinformazione: informazioni false diffuse deliberatamente

    • Malinformazione: informazioni vere usate per ingannare (decontestualizzate)

    • Fake news: notizie fabbricate per sembrare giornalismo

La vulnerabilità cognitiva:

Il nostro cervello ha automatismi innati — che sono state utili nella savana del nostro passato profondo, ma sono pericolosi oggi. Vediamo relazioni dove non esistono. Crediamo con più facilità a ciò che ci dà conforto o conferma le nostre opinioni. Ricordiamo meglio le storie che i dati.

C’è un nome per questa tendenza. E un meccanismo evolutivo che la spiega brillantemente. Lo vedremo nello sviluppo degli articoli seguenti.

L’equilibrio necessario:

Serve scetticismo sano — ma non cinismo paralizzante. Serve apertura al nuovo — ma non credulità ingenua. Serve pensiero critico — ma non arroganza intellettuale.

La domanda etica:

I bambini che oggi hanno 8 anni voteranno tra 10 anni. Decideranno su clima, democrazia, tecnologie che non esistono ancora. Con quali strumenti? Con quale capacità di distinguere la verità dalla manipolazione?


Quando il Sistema Chiede l’Impossibile

La scuola che conosciamo è stata progettata per un funzionamento cognitivo che sta cambiando.

Non puoi educare cervelli con capacità attentive compromesse. Non puoi educare in profondità senza tempo lento — e il tempo è stato divorato. Non puoi educare quando il contesto in cui sei immerso rema nella direzione opposta.

“Huston: abbiamo un problema!” — Il burnout come segnale sistemico

Già nel 2014, il 20% dei docenti ticinesi superava la soglia di vigilanza per burnout — con i primari al 26% per la gestione di allievi complessi. Oggi, il sovraccarico è diventato cronico: 87% oltre 16 ore frontali settimanali, 70% tempo extra per riforme e casi difficili. Non è fallimento individuale — è segnale sistemico. Il sistema sta chiedendo a persone normali di fare l’impossibile.

La spirale negativa:

    1. Ambiente digitale compromette sviluppo

    1. Bambini arrivano con capacità ridotte

    1. Scuola non riesce a compensare

    1. Docenti si esauriscono

    1. Famiglie compensano con più schermi

    1. Torna al punto 1, peggiore

Per uscirne, serve capire. Capire COSA sta succedendo e PERCHÉ.


Perché Non Bastano i Cerotti

“Meno schermi.” “Più lettura.” “Regole chiare.”

Li hai sentiti mille volte. Li hai provati. A volte funzionano. Spesso no. Perché?

Perché sono cerotti su una ferita che non capisci.

Il problema delle spiegazioni superficiali:

Interventi superficiali trattano sintomi, non cause. Senza capire PERCHÉ il cervello funziona così, non sai COSA modificare.

Perché evoluzione?

Per capire perché certi cervelli non riescono a concentrarsi, devi capire per COSA quei cervelli sono stati progettati. L’evoluzione non ha creato cervelli per leggere libri o seguire lezioni — ha creato cervelli per sopravvivere nella savana africana.

3 milioni di anni fa, i nostri antenati erano prede vulnerabili. Oggi siamo la specie dominante. Cosa è cambiato? Non i geni: l’ambiente. E il modo in cui l’ambiente ha plasmato lo sviluppo delle menti.

La connessione:

Siamo la specie più vulnerabile alla nascita e la più potente da adulta. Questo paradosso ha una spiegazione precisa — e quella spiegazione illumina tutto il resto.

Pensiero non-lineare:

Capire l’evoluzione significa imparare a pensare in modo non-lineare: piccole cause → grandi effetti, feedback loops, tipping points, conseguenze ritardate. Esattamente ciò che serve per affrontare crisi climatiche, pandemie, collasso democratico.

Ma c’è qualcosa di più profondo.

La storia evolutiva non spiega solo il passato — spiega perché certi strumenti cognitivi si sviluppano e altri no. Spiega perché stiamo perdendo capacità che sembravano automatiche. E suggerisce cosa possiamo fare.

Quel viaggio evolutivo culmina in un momento preciso. Un momento che ci ha dato un vantaggio decisivo — e che oggi dobbiamo ripetere, in forma diversa.


Il Primo Alzarsi Fu Fisico, Il Secondo Sarà Mentale

Quattro milioni di anni fa, i nostri antenati si alzarono in piedi. Il bipedismo liberò le mani, che iniziarono a usare strumenti. Il cervello crebbe e rese possibile gestire nuove complessità.

Quel primo “alzarsi” ci permise di vedere l’orizzonte fisico — e anticipare i predatori.

Oggi abbiamo bisogno di un secondo alzarci in piedi. Non con il corpo, ma con la mente.

Il cervello da savana, progettato per pericoli immediati e gratificazioni rapide, deve imparare a stare in piedi su un terreno diverso: il tempo lungo, l’incertezza, la complessità sistemica.

La postura cognitiva:

È questa “postura eretta cognitiva” che ci permette di vedere l’orizzonte temporale, di anticipare crisi che non sono ancora visibili. Di prendere decisioni per chi verrà dopo di noi. Perché il mondo che stiamo consegnando ai nostri figli è peggiore di quello in cui siamo nati noi. E che i nostri discendenti possano ricevere un mondo migliore del nostro è un loro diritto, darglielo è un nostro dovere.

La domanda:

Ma come si sviluppa questa postura? E cosa succede se le condizioni per svilupparla vengono cambiate?

Questa serie risponde a queste domande.


Dove Andremo Insieme

Nei prossimi articoli costruiremo la comprensione pezzo per pezzo:

    • PARTE 1: Come distinguere scienza da opinione — il prerequisito

    • PARTI 2-4: Come l’evoluzione ha plasmato il nostro cervello

    • PARTI 5-6: Cosa ha reso possibile la civiltà — e cosa la minaccia

    • PARTI 7-8: Dove stiamo andando — e cosa possiamo fare

    • PARTE 9: Strumenti pratici per classe e casa

L’invito:

Non ti chiedo di credere. Ti chiedo di capire. Di valutare se ciò che scrivo abbia un senso per te. Di dissentire da me se i miei ragionamenti non si accordano ai dati reali e di prendere contatto con me affinché in caso di errore io possa correggere le mie idee.

Equipaggiare, non proteggere:

L’obiettivo non è proteggere i bambini DAL mondo — è equipaggiarli PER il mondo. Un mondo complesso, incerto, in rapido cambiamento. Servono strumenti cognitivi, non muri.

La candela di Carl Sagan:

La scienza è una candela nel buio. Fragile. Tremolante. Ma è quello che abbiamo. Nel buio che avanza — di disinformazione, manipolazione, bias cognitivi sfruttati sistematicamente — quella candela va tenuta accesa.

Questa serie è un tentativo di usarla affinché ognuno di noi possa far “brillare i propri pensieri”.


Ma prima di parlare di cervelli, di evoluzione, di tecnologia — dobbiamo chiarire una cosa.

Quando senti dire che “l’evoluzione è solo una teoria”, cosa capisci? Quando qualcuno afferma “è scientificamente provato”, sai valutare se sia vero?

La capacità di distinguere scienza da opinione, teoria da ipotesi — è il primo strumento che ci serve.

Iniziamo da lì.


Bibliografia

Collins, M. (1974). Carrying the Fire: An Astronaut’s Journeys. New York: Farrar, Straus and Giroux.

DECS Canton Ticino. (2024). Rapporto annuale sulla scuola dell’obbligo. Bellinzona: Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.

Harris, T. (2016). How Technology is Hijacking Your Mind — from a Magician and Google Design Ethicist. Medium/Thrive Global. Retrieved from https://medium.com/thrive-global/how-technology-hijacks-peoples-minds-from-a-magician-and-google-s-design-ethicist-56d62ef5edf3

OCST. (2025). Sondaggio OCST-Docenti 2024-2025. Bellinzona: Organizzazione Cristiano-Sociale Ticinese.

OECD. (2022). PISA 2022 Results. Paris: OECD Publishing.

Sagan, C. (1995). The Demon-Haunted World: Science as a Candle in the Dark. New York: Random House.

SUPSI-DFA/OCST. (2017). Lavorare a scuola: Indagine sulla salute dei docenti ticinesi (Quaderni di ricerca n.23). Locarno: Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

White, F. (1987). The Overview Effect: Space Exploration and Human Evolution. Boston: Houghton-Mifflin.


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Serie 1 – Fondamenti EvolutiviP0 Prologo → P1 Ipotesi vs Teoria → P2 Orologiaio Cieco → P3 Prima del Compromesso → P4 Neotenia → P5 Fuoco → P6A Teatro → P6B FE Training → P6C Apofenia → P7A Ratchet → P7B Vulnerabilità → P8 Regina Rossa → P9 Strumenti Pratici

Articolo 1 di 10

PROSSIMO ARTICOLO: “Ipotesi vs. Teoria – Alfabetizzazione Epistemologica”

Nel linguaggio quotidiano, “teoria” significa supposizione. Nella scienza, significa esattamente l’opposto. Questa confusione linguistica ha conseguenze enormi — e rende impossibile capire tutto ciò che segue.

Gabriele Balog

Teacher