“Alzarci in piedi una seconda volta”
Perché Tuo Figlio Ha Bisogno di una Scuola Diversa
Quando gli Astronauti Guardano da Lontano
Quando gli astronauti guardano la Terra dalla Stazione Spaziale Internazionale, vedono qualcosa che noi, con i piedi per terra, non vediamo: un pianeta fragile, senza confini visibili, dove tutto è interconnesso. I fiumi attraversano le nazioni, le nuvole ignorano i confini politici, gli oceani collegano continenti che sulla carta sembrano separati.
Tornano con un’urgenza profonda di proteggere ciò che hanno visto da lontano. Una sensazione che chiamano “effetto panoramico” (overview effect). Un cambio radicale di prospettiva che trasforma il modo in cui percepisci la realtà.
Michael Collins, astronauta dell’Apollo 11, lo ha descritto così: “La cosa che mi ha sorpreso è che la Terra proiettava un’aria di fragilità. È minuscola, splendente, bella, è casa, e va protetta.”
Anche gli scienziati, in un certo senso, guardano da lontano. Non dallo spazio, ma dal tempo. Lavorano con strumenti che permettono di vedere il futuro: modelli matematici, climatici, epidemiologici, demografici. Non danno certezze assolute, ma stime di rischio basate su evidenze. Non mostrano ogni dettaglio, ma rivelano schemi ricorsivi, tendenze, punti di non ritorno. Proprio come gli astronauti vedono la fragilità del pianeta, gli scienziati vedono la fragilità dei sistemi: climatici, sanitari, sociali, democratici.
Ecco perché le sfide del mondo odierno non si risolvono con intuizioni immediate o certezze semplici, ma richiedono la comprensione sistematica di questi modelli e dei concetti di rischio. Proprio per questo abbiamo bisogno di cittadini capaci di comprendere l’incertezza – non di negarla o di pretenderne l’abolizione, ma di usarla per decidere con consapevolezza.
Così come gli astronauti vedono la Terra da lontano, attraverso questo blog vorrei accompagnarti in un viaggio che ti permetterà di guardare il futuro da lontano – 2060, 2100 – e tornare nel presente con la stessa urgenza. Proteggere le Funzioni Esecutive dei tuoi figli e creare le condizioni migliori per permettere lo sviluppo delle Competenze Trasversali, formando adulti armoniosi e capaci di pensiero critico.
C’è dunque la necessità di un altro tipo di effetto panoramico: quello temporale che potremmo coniare come overtime effect. Perché senza questa capacità di alzarsi metaforicamente su due piedi per anticipare gli scenari futuri, restiamo prigionieri dell’oggi; prendiamo decisioni solo sul breve periodo e consegniamo ai nostri figli un futuro in cui le democrazie rischiano di indebolirsi progressivamente sotto il peso di problemi che ignoriamo per decenni.
Questo effetto panoramico temporale funziona con una logica analoga a quella spaziale degli astronauti.
Dall’orbita della Stazione Spaziale, a 400 chilometri d’altezza, scompaiono i confini nazionali che sulla Terra sembrano così solidi e definitivi. Gli astronauti vedono fiumi che attraversano tre continenti, deserti che si estendono per migliaia di chilometri, correnti oceaniche che collegano poli opposti. Vedono interconnessioni che da terra sono invisibili.
Dall’altezza delle nostre ‘gambe cognitive’ – quel pensiero critico e scientifico che ci permettono di pianificare, anticipare, valutare conseguenze – scompaiono i confini temporali ai quali siamo abituati: oggi, domani, la settimana prossima. Vediamo oltre. Vediamo il 2060 quando tuo figlio avrà cinquant’anni, il 2100 quando i suoi figli vivranno le conseguenze delle decisioni che prendiamo oggi.
È come se, dopo il primo alzarsi in piedi nella Savana africana, avessimo imparato a sollevarci ancora: non solo con il corpo, ma con la mente. Il cervello da savana, progettato per pericoli immediati e gratificazioni rapide, oggi deve imparare a stare in piedi su un terreno diverso: il tempo lungo, l’incertezza, la complessità sistemica. È questa postura eretta cognitiva – il pensiero critico e scientifico – che ci permette di vedere l’orizzonte temporale, non solo quello fisico.
Come dallo spazio gli astronauti vedono il Nilo che collega Egitto, Sudan ed Etiopia ignorando i confini politici, dal tempo cognitivo vediamo associazioni longitudinali che attraversano decenni: le ore di schermo in età 0-3 anni sono associate a minore autocontrollo e autoregolazione negli anni successivi dell’infanzia e della fanciullezza¹. Le abilità di autoregolazione e le competenze cognitive sviluppate nei primi anni di scuola mostrano associazioni con esiti cognitivi, socioeconomici e di ragionamento nell’età adulta. L’educazione al pensiero critico è considerata una condizione importante per la tenuta di istituzioni democratiche e per decisioni collettive informate nel lungo periodo.
Questa prospettiva temporale dà al nostro cervello l’opportunità di anticipare scenari futuri, pianificare decisioni con consapevolezza e lucidità, vedere ricorsività che da terra – immersi nella contingenza quotidiana, nella fretta, nel caos della gestione familiare – sfuggono completamente.
È guardare dall’alto non nello spazio, ma nel tempo.
Proprio come i nostri antenati si alzarono in piedi nella Savana africana potendo vedere l’orizzonte e anticipare i predatori in arrivo, oggi abbiamo la necessità di alzarci cognitivamente per scrutare l’orizzonte temporale e anticipare le crisi future. Ma c’è una differenza cruciale: il predatore all’orizzonte della savana era visibile a tutti. L’orizzonte temporale – climate change, crisi democratiche, degrado cognitivo ed economico – è visibile solo a chi ha sviluppato la “postura bipede cognitiva” che rende possibile l’educazione al pensiero critico: le Funzioni Esecutive intatte.
Se adottiamo questa prospettiva temporale, ecco cosa vedremo: stiamo crescendo una generazione con i “muscoli cognitivi” atrofizzati. Non per colpa loro o tua, ma perché il sistema educativo è rimasto fermo a un’epoca che non esiste più, le regole della “savana odierna” sono cambiate radicalmente.
Siamo tutti equipaggiati con un sistema operativo (intendo letteralmente il nostro cervello) progettato per la Savana africana. Ecco il mondo per cui il nostro cervello è adattato: gruppi piccoli di 30-50 persone, pericoli concreti, visibili e immediati, conseguenze delle azioni che si palesano nel breve termine.
Intuisci di certo che il contesto attuale ha differenze nette: miliardi di persone connesse, pericoli invisibili e ritardati (climate change, pandemie, crisi democratiche), decisioni che valgono per decenni. Le stesse scorciatoie mentali che erano funzionali nella Savana africana al punto di salvarci la vita – reagendo d’istinto a un fruscio in un cespuglio ipotizzando un predatore, cogliendo un frutto dall’albero subito poiché non si ha la certezza che questo rimanga sull’albero fino a domani, fidandoci ciecamente del gruppo per sopravvivere, preferendo certezze false a incertezze vere¹⁷ – fanno ancora parte del nostro istinto e delle nostre architetture mentali. Purtroppo questa modalità di pensiero oggi può portarci fuori strada facendoci prendere decisioni sbagliate¹⁸.
Limiti e Presupposti di Questo Quadro
Una precisazione epistemologica necessaria: Questo manifesto dà grande peso alle Funzioni Esecutive e alle neuroscienze. Non è per ridurre l’educazione a un problema solo cognitivo o neurobiologico. La qualità delle relazioni affettive, la giustizia sociale, la qualità dell’ambiente fisico, la dimensione emotiva e il senso di appartenenza comunitaria sono altrettanto fondamentali per lo sviluppo umano. In questo articolo sono presupposte come condizioni di base, non sviluppate in dettaglio.
Il focus sulle FE non è un’esclusione del resto, ma un’enfasi strategica: senza FE intatte, anche le migliori relazioni e le più giuste politiche sociali faticano a tradursi in pensiero critico e cittadinanza attiva. Le FE sono il prerequisito neurobiologico che rende possibile usare le opportunità che l’ambiente educativo e sociale offre. Questo non le rende più importanti delle altre dimensioni, ma le rende un collo di bottiglia critico da affrontare con urgenza.
Il Problema che Vivi Ogni Giorno
Le Scene che Riconosci
Forse riconosci una di queste scene. Forse tutte.
Bambino, 2 anni, tablet. Mia figlia, che ha appena imparato a dire intere frasi semplici, si siede sul divano. Allunga entrambe le braccia verso il tablet posato sul tavolino, cercando il mio sguardo per chiedermi il permesso. Lo prende, me lo mostra con lo schermo spento e uno sguardo interrogativo – il gesto universale per “posso?”.
Trenta minuti dopo, è ancora lì, completamente immobile. Fissa colori vivaci che cambiano ogni 3 secondi, mentre io preparo la cena ascoltando il silenzio innaturale dalla stanza accanto.
Studente, 10 anni, conflitto a scuola. Due compagni litigano per un gioco durante la ricreazione. Invece di intervenire, il resto della classe ride. Alcuni filmano con il telefono. Nessun adulto vicino riprende, ricorda le regole, aiuta a gestire il conflitto in modo educativo. La trasgressione diventa spettacolo da consumare, non opportunità di apprendimento.
Chi ride dice “va bene così”. Chi assiste passivo chiede il bis.
Genitore, burnout, “tata digitale”. Lavoro precario, turni impossibili, stress cronico che non finisce mai. Torni a casa esausto, tuo figlio ha bisogno di attenzione, ma tu non hai più energie. Lo schermo diventa la soluzione praticabile più immediata ed efficace – non per pigrizia, ma per sopravvivenza.
Va però riconosciuto e accettato un compromesso: più usi lo schermo, più il bambino diventa “difficile”. Non tollera l’attesa, crisi di rabbia, distrazione continua. Più diventa difficile, più hai bisogno dello schermo. Un circolo vizioso che si alimenta da solo.
Se riconosci una di queste scene sappi che non sei solo, e soprattutto: non è colpa tua.
Il sistema economico-sociale ha reso la genitorialità senza supporti digitali quasi impossibile. Lavori precari, assenza di servizi accessibili, costi della vita insostenibili: tutto spinge verso lo schermo come miglior soluzione praticabile in efficacia e comodità. Non è fragilità personale, è design sistemico.
E questo design sistemico ha morfologie precise, anche qui in Canton Ticino. Il doppio reddito è diventato necessario per una vita dignitosa, anche con un costo della vita tra i più alti d’Europa. I nuclei familiari sono isolati, senza villaggi di supporto esteso: i nonni sono lontani o ancora lavorativamente attivi. E l’esaurimento cronico post-lavoro di 8-10 ore svuota completamente le energie relazionali necessarie per la presenza autentica.
La morfologia familiare contemporanea moltiplica questa complessità gestionale quotidiana. In Svizzera nel 2023, il 17% delle famiglie sono monoparentali, il 15% sono famiglie ricostituite⁶. Contesti che richiedono energie relazionali ancora maggiori, ma ricevono supporti ancora minori.
FE e Condizioni Strutturali: Il Collegamento Cruciale
Le Funzioni Esecutive non si sviluppano nel vuoto. Si sviluppano in un contesto sociale, economico e relazionale preciso. Un genitore esausto dopo 10 ore di lavoro precario, una famiglia monoparentale senza reti di supporto, un sistema che rende quasi impossibile conciliare lavoro di cura e lavoro retribuito: questi fattori influenzano direttamente la qualità delle relazioni quotidiane e, di conseguenza, lo sviluppo delle FE nei bambini.
Dati concreti Canton Ticino/Svizzera:
- Ore di lavoro settimanali: Media svizzera 41.7 ore (UFSTAT 2022), con Canton Ticino leggermente sopra media nazionale
- Costo della vita: Indice 126.3 (Svizzera = 100, EU = 70) – tra i più alti d’Europa
- Asili nido: Costo medio CHF 2,000-2,500/mese per tempo pieno – inaccessibile per famiglie mono-reddito
- Burnout genitoriale: 40% dei genitori riporta esaurimento cronico (Studio SUPSI 2021), correlato a peggioramento qualità interazioni genitore-bambino
Questi non sono dettagli marginali. Sono determinanti strutturali dello sviluppo cognitivo infantile. Un intervento efficace non può limitarsi a “educare i genitori su importanza FE”, ma deve includere politiche di sostegno alla famiglia, al lavoro, alla salute mentale genitoriale. Democrazia e giustizia sociale → condizioni di vita dignitose → minor stress genitoriale → relazioni più stabili → sviluppo FE più solide. La freccia funziona in entrambe le direzioni.
Riconoscere questo design è il primo passo per uscirne collettivamente. Ma cosa sta succedendo al cervello?
I Muscoli Cognitivi che Si Atrofizzano
Le Funzioni Esecutive (FE) sono come i muscoli cognitivi del cervello. E come i muscoli fisici, vanno allenati o si atrofizzano. Sono sei capacità fondamentali:
- Attenzione sostenuta: Rimanere concentrato su un compito anche se è noioso o richiede sforzo
- Controllo inibitorio: Dire “no” a un impulso immediato (fermarsi prima di colpire, aspettare il proprio turno)
- Memoria di lavoro: Tenere in mente 2-3 informazioni contemporaneamente e manipolarle
- Flessibilità cognitiva: Cambiare strategia quando quella attuale non funziona
- Pianificazione: Prevedere i passi necessari per raggiungere un obiettivo
- Tolleranza alla frustrazione: Sopportare che non tutto vada come voglio, subito
Queste sei funzioni si sviluppano nella corteccia prefrontale – la parte del cervello che matura lentamente, fino ai 25 anni. E sono letteralmente trainabili¹⁶: con le giuste esperienze, si rafforzano. Con esperienze sbagliate, si indeboliscono.
Gli studi di neuroimaging (risonanze magnetiche funzionali) mostrano che ogni ora di schermo nell’età 0-3 anni correla con una riduzione della densità di materia grigia nella corteccia prefrontale¹, la parte del cervello che gestisce l’autocontrollo e le decisioni complesse. Non è un’opinione, è un dato misurabile con tecniche di imaging cerebrale.
Precisazione metodologica: Queste correlazioni non implicano causalità diretta in ogni singolo caso – la variabilità individuale esiste sempre. Tuttavia, indicano un rischio sistemico documentato su larga scala (N>47 bambini nello studio Hutton, migliaia in studi successivi) che giustifica un approccio precauzionale, soprattutto nella finestra critica 0-3 anni dove la neuroplasticità è massima.
Nel Canton Ticino, i dati preliminari indicano una media di 4-6 ore al giorno di tempo di esposizione agli schermi per bambini tra 8 e 12 anni. Ma il fenomeno inizia molto prima: la Generation Alpha (nati 2010-2025) rappresenta la prima generazione esposta a schermi fin dalla nascita. La media del tempo schermo documentata nell’età 0-6 anni raggiunge le 2-4 ore al giorno (OECD 2024)³. In Svizzera, l’età media del primo telefono personale è scesa a 9.9 anni secondo lo studio MIKE 2019⁴.
Le conseguenze sono concrete. Crisi di rabbia quando lo schermo viene tolto, incapacità di giocare da soli per più di 5 minuti, difficoltà a seguire istruzioni in sequenza, fatica enorme a tollerare l’attesa anche breve.
Immagina di allenare un muscolo che invece di crescere, si atrofizza. Più usi lo schermo come soluzione, più il cervello del bambino disimpara a regolarsi da solo. Le FE non si sviluppano attraverso stimolazioni passive (video, giochi digitali), ma solo attraverso esperienze attive, faticose, frustranti – esattamente quelle che lo schermo elimina.
A questo punto potresti pensare: “Ok, FE compromesse, problemi a scuola, ma poi crescerà.” E invece no. Perché c’è un collegamento che nessuno ti ha mai spiegato, e cambia tutto.
La Connessione che Nessuno Ti Ha Spiegato
Da Funzioni Esecutive a Cittadinanza Democratica
Esiste una formula che lega il cervello di tuo figlio al futuro della democrazia. Non è una metafora: è una catena causale documentata da decenni di ricerca.
Quando le funzioni esecutive sono intatte, offrono il prerequisito neurobiologico che rende davvero accessibili le competenze trasversali. Da lì diventano possibili il pensiero critico – chiedersi “è vero?” e “come lo so?” – la cooperazione invece dell’ognuno per sé, il problem‑solving creativo e l’autoregolazione, cioè la capacità di gestire emozioni intense senza ricorrere alla violenza.
Su questa base le discipline scolastiche, come matematica, lingue, scienze e storia, smettono di essere solo nozioni da memorizzare e diventano un apprendimento solido e significativo. Mano a mano che questo apprendimento cresce, si riduce l’ignoranza rispetto a un mondo sempre più complesso e aumenta la consapevolezza, insieme a una visione più sistemica di come i fenomeni siano collegati tra loro.
È da qui che può nascere una cittadinanza davvero democratica: persone in grado di partecipare e decidere con consapevolezza, perché hanno strumenti cognitivi ed emotivi adeguati per comprendere le conseguenze delle scelte collettive.
Precisazione epistemologica: Le FE intatte sono una condizione necessaria, ma non sufficiente per sviluppare pensiero critico, cooperazione e cittadinanza consapevole. Servono anche istituzioni democratiche funzionanti, uguaglianza di accesso all’informazione di qualità, una cultura del dialogo e del confronto rispettoso, e politiche sociali che sostengano le famiglie. Le FE sono il prerequisito neurobiologico che rende possibile usare queste opportunità quando esistono – ma senza istituzioni giuste e accesso equo, anche FE perfette non bastano.
Le FE sono come le fondamenta di una casa. Se sono fragili, tutto quello che costruisci sopra – competenze trasversali, apprendimento, pensiero critico – crolla.
Cosa significa in pratica? Senza FE intatte, le “competenze trasversali” di cui tutti parlano (pensiero critico, cooperazione, comunicazione) restano slogan vuoti. Non puoi pensare criticamente se non riesci a trattenere più informazioni contemporaneamente nella memoria di lavoro. Non puoi cooperare se non riesci a controllare l’impulso di prevaricare. Non puoi risolvere problemi complessi se crolli alla prima frustrazione.
John Dewey, filosofo dell’educazione, l’aveva capito un secolo fa: educazione e democrazia sono inscindibili⁹. Non puoi avere cittadini capaci di decidere consapevolmente se non hai prima formato le loro capacità cognitive di base.
La democrazia non è solo andare a votare. È saper valutare le fonti, distinguere fatti da opinioni, tollerare l’incertezza (“non lo sappiamo ancora” degli scienziati). È pensare alle conseguenze a lungo termine, cooperare per il bene comune anche a costo di sacrifici immediati.
Cosa Succede Senza FE?
Quando le FE sono compromesse, si innescano quattro cluster di outcome:
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Vulnerabilità psicologica: Ansia cronica, depressione, bassa autostima, dipendenza digitale come unica strategia di autoregolazione emotiva
-
Bias cognitivi amplificati:
- Gratificazione immediata sempre preferita a lungo termine (hyperbolic discounting)
- Normalizzazione di anomalie evidenti (shifting baseline syndrome: “è sempre stato così”)
- Invisibilità dei rischi lontani nel tempo o astratti (availability heuristic: se non lo vedo ora, non esiste)
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Mentalità complottista: Superstizioni, narrazioni semplicistiche con capri espiatori chiari, intolleranza assoluta per l’incertezza (“voglio certezze subito, anche false”)
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Incapacità democratica: Non sa valutare fonti, non distingue fatti da opinioni, non tollera il “non lo sappiamo” della scienza, non pensa conseguenze lungo termine. Diventa spettatore passivo, consumatore di narrazioni, non cittadino pensante.
Ecco perché la formula è inscindibile: senza FE intatte, le competenze trasversali restano slogan vuoti, e la democrazia diventa spettacolo, non cittadinanza.
Ogni paragrafo di questo articolo, anche il più astratto, serve a proteggere un bambino sul divano. Perché proteggere le sue FE oggi significa proteggere la sua capacità di essere cittadino domani.
La pandemia del 2020 ce l’ha mostrato in modo brutale:
- Curve esponenziali non colte finché troppo tardi → il cervello non coglie gli esponenziali per default
- Intolleranza per il “non lo sappiamo ancora” degli scienziati → la scienza procede per ipotesi e correzioni, ma FE compromesse richiedono certezze immediate
- Ricerca di certezze false nei complotti → bias di conferma attivo (cerchi info che confermano credenze, ignori contrarie)
- Difficoltà a tollerare lockdown per benefici futuri → gratificazione immediata vince (esco oggi, anche se rischio salute domani)
Non stupisce. FE compromesse + cervello da savana non progettato per esponenziali + bias verso gratificazione immediata = un insieme di fattori che, se non affrontati, rischiano di indebolire progressivamente la capacità di pensiero critico e di cittadinanza consapevole.
Il Paradosso Piero Angela
A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: “Ma basta informare meglio le persone! Se solo sapessero…”
Piero Angela ha dedicato 40 anni della sua vita alla divulgazione scientifica impeccabile. SuperQuark, Ulisse, documentari BBC tradotti, libri accessibili – ha fatto tutto quello che un divulgatore può fare per rendere la scienza comprensibile e affascinante.
Eppure l’Italia è tra i paesi con maggiore analfabetismo scientifico in Europa. Perché?
Perché informare non basta se le FE e le CT sono compromesse.
Qui entra in gioco un aspetto cruciale: i bias cognitivi non sono errori del cervello, ma scorciatoie evolutive che ci hanno salvato la vita in savana¹⁰. Meglio credere che il cespuglio nasconda un predatore (anche se è falso) che ignorare un rischio reale. Meglio prendere il frutto maturo oggi che aspettare domani (potrebbe arrivare un altro animale).
Oggi, però, in un mondo globale, cumulativo, esponenziale, queste stesse scorciatoie diventano pericolose.
Quattro distorsioni cognitive (bias) spiegano perché informare non basta:
- Bias di conferma: Cerchi informazioni che confermano le tue credenze preesistenti, ignori o svaluti quelle contrarie – anche se sono più solide
- Euristica della disponibilità: Credi vero ciò che ricordi facilmente (storie drammatiche, aneddoti, video virali) invece di dati statistici
- Bias della normalità: “È sempre andata così, andrà bene anche stavolta” – anche di fronte a evidenze schiaccianti del contrario
- Bias dello status quo: Cambiare richiede sforzo cognitivo → preferisci mantenere abitudini anche se sbagliate
Se bastasse informare, Piero Angela avrebbe salvato l’Italia. Ma servono FE intatte per processare le informazioni in modo critico, CT per valutarle con metodo, pensiero critico per decidere consapevolmente.
Altrimenti le informazioni scivolano via come acqua su una superficie impermeabile, e restano i bias che il cervello usa per default¹¹.
Allora come si esce da questo circolo? Non ho una risposta univoca, e chi te la offre sta mentendo. Quello che sappiamo è che servono FE allenate – il prerequisito neurobiologico.
Ma quando iniziare l’allenamento? Come farlo in contesti reali (non laboratori)? Quali margini hai davvero, dentro i vincoli sistemici? Approfondiremo nelle Serie “Scene Quotidiane” e “Sistema Sociale”.
Per ora, è importante capire perché siamo così vulnerabili ai bias.
Perché Siamo Così Vulnerabili
Il Primo Alzarsi in Piedi
Quattro milioni di anni fa, i nostri antenati si sono alzati in piedi. Il bipedismo ha liberato le mani, che hanno iniziato a usare strumenti sempre più complessi. Il cervello è cresciuto per gestire questa complessità.
Ma c’era un problema: un cervello grande non passa attraverso il bacino stretto di una femmina bipede.
La soluzione evolutiva è stata drastica: nascite premature. Gli altri mammiferi nascono già “completi” – un puledro cammina entro un’ora. Noi nasciamo “incompiuti”, con il cervello che continua a svilupparsi fuori dall’utero per 18-25 anni.
Questa caratteristica si chiama neotenia¹²: mantenimento di tratti infantili per periodi prolungati.
Mio figlio, appena nato, non sapeva fare nulla. Pelle contro pelle sul mio petto, cercava il seno con movimenti scoordinati della testa, occhi chiusi, bocca aperta – istinto puro. Le sue manine si aggrappavano al mio dito con una stretta sorprendentemente forte, riflesso arcaico di quando i nostri antenati dovevano aggrapparsi al pelo materno per non cadere.
Senza di me, sarebbe morto entro ore. Nessun altro mammifero nasce così vulnerabile.
Siamo nati come “bozze” da completare. È un superpotere: possiamo imparare qualsiasi lingua, qualsiasi cultura, qualsiasi sistema di valori – una neuroplasticità estrema che ci ha resi adattabili a ogni ambiente del pianeta.
Ma è anche una debolezza estrema: senza cure moriamo, senza l’educazione giusta non diventiamo “umani” nel senso pieno del termine.
Questa vulnerabilità ha una finestra temporale critica. I primi 1’096 giorni – dalla nascita ai 3 anni – rappresentano il periodo di massima plasticità e vulnerabilità simultaneamente. Il cervello forma 700-1000 nuove connessioni sinaptiche al secondo. Ogni esperienza lascia tracce profonde, per il bene o per il male. Gli schermi in questa finestra non sono neutri: modificano la struttura fisica del cervello in formazione.
E se questa finestra critica è passata? La neuroplasticità rimane elevata fino ai 12 anni e continua in forma ridotta ma ancora significativa fino ai 25 anni. Gli interventi di recupero possono quindi essere efficaci anche dopo la finestra 0-3 anni, purché siano intensivi e mantenuti con regolarità nel tempo. Ma prima inizi, più facile e potente sarà l’intervento neurobiologico.
Se stai leggendo questo e senti il peso di decisioni passate – “avrei dovuto saperlo prima”, “ho sbagliato tutto” – fermati un attimo. Non è troppo tardi. Il cervello rimane plastico fino ai 25 anni. Ogni riduzione del tempo schermo è un guadagno neurobiologico misurabile. Ogni attività che allena le FE – anche se inizia oggi, anche se tuo figlio ha 8, 12, 15 anni – produce tracce fisiche nel cervello. Non cerchiamo la perfezione, cerchiamo margini migliorabili nei tuoi vincoli reali. Ogni passo conta.
(Per un approfondimento sul ruolo evolutivo della neotenia, vedi l’articolo dedicato nella Serie “Evoluzione”)
Quel primo “alzarsi in piedi” ci ha resi dominatori del pianeta. Ma oggi ci serve un secondo alzarsi in piedi, questa volta cognitivo.
Cervello da Savana africana
Il nostro cervello si è formato per gestire la Savana 1.0: ambienti locali, piccoli gruppi (20-50 persone), pericoli immediati e visibili¹³. È straordinario per:
- Reagire veloce a minacce immediate (predatore nel cespuglio)
- Usare scorciatoie intuitive (vedere intenzioni anche dove non ci sono)
- Preferire gratificazione immediata (frutto maturo oggi > frutto maturo domani)
- Fidarsi del branco (tribù coesa = sopravvivenza)
Queste caratteristiche funzionavano perfettamente in savana: meglio credere che il cespuglio nasconda un predatore (anche se è falso) che ignorare un rischio reale. Meglio prendere il frutto maturo oggi che aspettare domani (potrebbe arrivare un altro animale). Meglio fidarsi del branco che rischiare da solo.
Gli errori falso-positivi (credere in un pericolo che non c’è) ci salvavano la vita.
Un cervello adatto alla Savana africana in un contesto globalizzato: Il Mismatch Evolutivo
Ma oggi non viviamo più nella Savana 1.0. Viviamo nella Savana 2.0, dove il contesto è cambiato radicalmente:
- Da locale a globale (economia interdipendente, ecosistemi planetari)
- Da immediato a cumulativo (crisi climatica, pandemie, finanza speculativa)
- Da lineare a esponenziale (tecnologie, informazione, rischi esistenziali)
Le sfide della Savana 2.0 sono:
- Crisi climatica: Ritardi di 20-30 anni tra azione e conseguenza, tipping point irreversibili, rischi diffusi senza predatore visibile
- Pandemie: Curve esponenziali che sembrano piatte finché esplodono, necessità di sacrifici immediati per benefici futuri
- Infodemia: Algoritmi che decidono quali informazioni vedi, deepfake indistinguibili dal reale, bolle informative polarizzate
- Economia globale: Interdipendenze complesse dove un fallimento locale può innescare crisi sistemiche
Il problema: ciò che salvava vita in Savana 1.0 oggi è disastroso.
Pensa a quante volte questa settimana hai rimandato una decisione scomoda pensando “lo farò domani”. Quante volte hai negato un rischio astratto perché “tanto non capiterà a me”. Quante volte hai creduto “andrà come sempre” senza verificare i dati.
Piccoli errori di valutazione, ripetuti e normalizzati culturalmente. Sembrano innocui a livello personale. Ma quando milioni di persone li fanno simultaneamente, generano abitudini collettive e politiche che su scala globale diventano letali per il pianeta e per le democrazie.
Esempio concreto: crisi climatica. Il cervello non vede il rischio perché è troppo lontano nel tempo, troppo astratto, nessun predatore visibile da cui fuggire. I bias status quo + normalcy + gratificazione immediata dicono: “Continuerò a vivere come sempre, mi è sempre andata bene.”
Intanto i tipping point si avvicinano² – punti di non ritorno dove anche azioni drastiche non bastano più.
Homo Narrans: La Specie che Racconta
Ma c’è un’altra caratteristica evolutiva che ci ha resi dominatori: siamo Homo narrans¹⁴ prima ancora che Homo sapiens. Abitiamo il mondo attraverso racconti.
Gli Stati, il denaro, i diritti umani, le leggi, le nazioni – nessuna di queste cose esiste in natura. Esistono perché ci crediamo collettivamente, perché condividiamo narrazioni che rendono possibile la cooperazione tra milioni di sconosciuti.
Questa è la nostra forza unica: possiamo creare infrastrutture invisibili (democrazia, economia di mercato, scienza, religioni) attraverso storie condivise, e organizzare società di miliardi di individui senza conoscerci personalmente.
Ma oggi, nella Savana 2.0, le narrazioni sono diventate armi.
Quando apri il feed sul telefono, chi sta decidendo quali storie vedi? Quando senti rabbia improvvisa leggendo un titolo, chi ha scelto di farti provare quella emozione? Quando identifichi un “nemico” politico o sociale, chi ha costruito quella narrativa per te?
Gli algoritmi decidono. Non tu. Chi controlla le narrazioni controlla ciò che percepiamo come reale, urgente, giusto.
La democrazia richiede cittadini capaci di leggere, scrivere, decostruire narrazioni – non solo consumarle passivamente. Serve saper riconoscere quando una storia è progettata per manipolare, quando crea capri espiatori, quando offre soluzioni semplicistiche a problemi complessi¹⁵.
Altrimenti le narrazioni tossiche (complotti, superstizioni, tribalismi) vincono sempre su quelle basate su evidenze (scienza, cooperazione, pensiero sistemico).
Per questo il secondo alzarsi in piedi non è solo cognitivo (pensiero sistemico), ma anche narrativo: educare a riconoscere il potere delle storie che abitiamo, e scegliere consapevolmente quali costruire per il futuro.
L’Unica Via d’Uscita (e spero vivamente di sbagliarmi)
Postura Eretta Cognitiva
Quattro milioni di anni fa ci siamo alzati fisicamente per vedere oltre l’erba alta della savana. Oggi dobbiamo alzarci cognitivamente per vedere oltre la contingenza immediata, oltre la tribù, oltre la gratificazione del momento.
Non possiamo cambiare la nostra biologia – il cervello resterà “da savana” – ma possiamo costruire protesi cognitive: strumenti culturali che compensano i limiti evolutivi. Quattro protesi essenziali:
- Pensiero sistemico: Vedere connessioni tra locale e globale (le mie scelte quotidiane hanno conseguenze planetarie)
- Pensiero temporale lungo: Integrare passato, presente e futuro in un’unica mappa mentale (2025 → 2060 → 2100)
- Consapevolezza dei bias cognitivi: Riconoscere le scorciatoie sbagliate del cervello e correggerle consapevolmente
- Alfabetizzazione scientifica: Comprendere dati, evidenze, ipotesi, revisioni – tollerare il “non lo sappiamo ancora” come segno di serietà, non incompetenza
Quattro milioni di anni fa ci siamo alzati fisicamente. Oggi dobbiamo alzarci cognitivamente. E l’ostetrica di questo secondo alzarsi si chiama Scuola.
Cosa Serve al Sistema Educativo
Non si tratta di aggiungere materie o tecnologie: si tratta di ripensare TUTTO.
Dobbiamo gestire gli spazi con tempo lento contro la frammentazione continua. Formare i docenti con il training delle FE come competenza chiave, non come accessoria. Supportare le famiglie riconoscendo che il burnout genitoriale è un problema sistemico, non una fragilità individuale: questo aspetto sociale legato alla dimensione della “salute delle famiglie” è inscindibile dal concetto di fondo di questo blog, e se ne parla troppo poco.
Il primo pilastro fondamentale è allenare le Funzioni Esecutive come prerequisito di tutto il resto. Servono spazi di presenza autentica, tempo lento, noia costruttiva come palestra cognitiva. Il gioco libero (non guidato), il contatto con la natura, gli scambi umani autentici diventano essenziali. E la gestione del conflitto va trasformata in risorsa educativa, non ridotta a spettacolarizzazione.
Il secondo pilastro è formare le Competenze Trasversali, ma solo dopo aver costruito FE solide. Il pensiero critico si sviluppa attraverso domande ricorrenti: “Come lo sai? È verificabile? Quali sono i limiti di questa affermazione?” La cooperazione reale significa lavorare insieme per obiettivi comuni, non ognuno per sé. Il problem-solving richiede di trovare soluzioni creative quando la strategia attuale non funziona. E l’autoregolazione emotiva permette di gestire emozioni forti senza violenza o fuga digitale.
Il terzo pilastro è educare alle relazioni come LAYER 0, la base neurobiologica su cui tutto poggia. L’attaccamento sicuro diventa il fondamento dello sviluppo delle FE: il bambino con base sicura esplora, tollera la frustrazione, impara. Gli adulti funzionano come regolatori esterni del sistema nervoso del bambino, offrendo presenza calma che co-regola le emozioni. E serve supporto concreto al burnout genitoriale: non giudizio morale, ma riconoscimento che il sistema ha reso impossibile fare diversamente.
Canton Ticino Come Modello
Il Canton Ticino ha un’opportunità unica di diventare modello europeo per la prevenzione primaria della degradazione delle FE.
I dati rendono l’urgenza innegabile. La Generation Alpha (nati 2010-2025) è esposta a 2-4 ore di schermi al giorno già nell’età 0-6 anni³, con il primo telefono personale che arriva a 9.9 anni⁴. Questi bambini stanno chiudendo la finestra di massima plasticità critica (0-15 anni) ADESSO. Ogni anno che aspettiamo significa consegnare FE compromesse a una generazione che affronterà crisi più grandi e complesse delle nostre.
Ma c’è anche evidenza che gli interventi precoci funzionano, e hanno un ritorno documentato. Il Perry Preschool (Heckman 2010) ha mostrato un ROI di 7-10x su un periodo di 40 anni⁷. I Chicago Child-Parent Centers hanno documentato un ROI di 10.8:1⁸. Investire in FE early childhood non è solo etico, è economicamente razionale.
Il progetto Firewall Cognitivo integra tre dispositivi:
- Blog TARES: Consapevolezza del framework neotenia-narrativa, diffusione scientifica territoriale
- Fabustory: FE training operativo attraverso giochi digi-analogici per bambini 3-13 anni
- Cybergenitore: Protocolli evidence-based per famiglie, supporto burnout, comunità di pratica
Precisazione metodologica: Firewall Cognitivo è un modello operativo, non “l’unico modo possibile” per tradurre questo quadro teorico in interventi concreti. Altri percorsi sono certamente possibili e legittimi. Questo progetto rappresenta una proposta di integrazione sistematica tra consapevolezza scientifica, training FE e supporto familiare, calibrata sul contesto ticinese ma adattabile ad altre realtà.
Le partnership tra DECS, Servizi Salute Cantonali e Università (SUPSI/USI) possono coordinare un pilota su 3-5 scuole elementari (Q1-Q2 2026). Con valutazione longitudinale di 2-3 anni e scaling progressivo a 30-50 scuole entro il 2027.
Il Canton Ticino ha dimensioni ideali per un pilota: 35,000 studenti nella scuola dell’obbligo, istituzioni collaborative, ricerca scientifica locale di qualità. Può diventare il caso studio che altri cantoni e regioni europee replicano.
Rapporto con il Piano di Studio Ticinese
Precisazione istituzionale: Questo manifesto non vuole sostituirsi al Piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese (PdS), ma integrarlo. Il PdS già prevede lo sviluppo delle competenze trasversali (collaborazione, comunicazione, pensiero critico-riflessivo, strategie di apprendimento, educazione ai media, ecc.) come obiettivi prioritari. Il progetto Firewall Cognitivo si allinea esattamente con queste finalità, mettendo al centro le Funzioni Esecutive come prerequisito neurobiologico per lo sviluppo di tali competenze.
Il PdS definisce il “cosa” (competenze trasversali necessarie), il framework TARES spiega il “perché neurobiologico” (FE come muscoli trainabili), e Firewall Cognitivo propone il “come operativo” (training FE attraverso giochi, protocolli, supporto familiare). Non è un’alternativa al PdS, ma uno strumento di implementazione coerente con i suoi obiettivi pedagogici, calibrato sulla realtà ticinese e integrabile con le strutture DECS esistenti (formazione continua docenti, progetti educazione socio-emotiva, alleanza scuola-famiglia).
Intervenire ORA significa proteggere democrazia e pianeta per decenni. Aspettare significa consegnare FE compromesse a una generazione che affronterà crisi più grandi e complesse delle nostre.
Il Tuo Diritto Costituzionale
La Costituzione del Canton Ticino (Articolo 12)¹⁹ stabilisce:
“Ognuno è tenuto ad adempiere ai doveri previsti dalla Costituzione e dalle leggi, a rispettare i diritti degli altri e a salvaguardare il diritto all’autodeterminazione delle generazioni future.”
Se oggi non proteggiamo le funzioni esecutive dei bambini, stiamo compromettendo il loro diritto costituzionale ad avere gli strumenti cognitivi per autodeterminarsi da adulti — quando dovranno gestire un mondo peggiore di quello che abbiamo ricevuto dai nostri genitori.
Hai il diritto legale di pretendere dalle istituzioni:
- Informazione scientifica accurata su sviluppo cognitivo 0-6 anni
- Programmi di supporto genitoriale basati su evidenze (non opinioni)
- Protezione dall’esposizione digitale precoce nelle scuole dell’infanzia
- Partnership scuola-famiglia per continuità educativa
Ma dovunque tu viva – dentro o fuori Canton Ticino, con o senza progetti istituzionali nel tuo territorio – puoi comunque iniziare oggi. I tuoi 15 minuti al giorno di presenza autentica, le tue strategie 0 CHF, la tua osservazione consapevole: questi strumenti non hanno bisogno di autorizzazione istituzionale. Funzionano lo stesso. Inizia da lì.
Bibliografia
¹ Hutton, J. S., et al. (2020). “Associations between screen-based media use and brain white matter integrity in preschool-aged children.” JAMA Pediatrics, 174(1), e193869.
² IPCC (2024). Climate Change 2024: Synthesis Report.
³ OECD (2024). How’s Life for Children in the Digital Age?
⁴ ZHAW (2019). MIKE-Studie 2019: Medien, Interaktion, Kinder, Eltern.
⁵ Tamana, S. K., et al. (2019). “Screen-time is associated with inattention problems in preschoolers.” PLOS ONE, 14(4), e0213995.
⁶ Ufficio federale di statistica (UFSTAT) (2023). Famiglie in Svizzera: Rapporto statistico 2023.
⁷ Heckman, J. J., et al. (2010). “The rate of return to the HighScope Perry Preschool Program.” Journal of Public Economics, 94(1-2), 114-128.
⁸ Reynolds, A. J., et al. (2011). “Age 26 cost–benefit analysis of the Child-Parent Center Early Education Program.” Child Development, 82(1), 379-404.
⁹ Dewey, J. (1916). Democracy and Education. Macmillan.
¹⁰ Kahneman, D. (2011). Thinking, Fast and Slow. Farrar, Straus and Giroux.
¹¹ Sloman, S., & Fernbach, P. (2017). The Knowledge Illusion: Why We Never Think Alone. Riverhead Books.
¹² Gould, S. J. (1977). Ontogeny and Phylogeny. Harvard University Press.
¹³ Cosmides, L., & Tooby, J. (1997). “Evolutionary psychology: A primer.” Center for Evolutionary Psychology, UC Santa Barbara.
¹⁴ Harari, Y. N. (2014). Sapiens: A Brief History of Humankind. Harper.
¹⁵ Gottschall, J. (2012). The Storytelling Animal: How Stories Make Us Human. Houghton Mifflin Harcourt.
¹⁶ Diamond, A., & Lee, K. (2011). “Interventions shown to aid executive function development in children 4 to 12 years old.” Science, 333(6045), 959-964.
¹⁷ Haselton, M. G., & Nettle, D. (2015). “The Evolution of Cognitive Bias.” In D. M. Buss (Ed.), The Handbook of Evolutionary Psychology. Wiley.
¹⁸ Marshall, J. A. R., et al. (2013). “On evolutionary explanations of cognitive biases.” Trends in Ecology & Evolution, 28(8), 469-473.
¹⁹ Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino (1997, revisione 2022). Articolo 12: “Doveri fondamentali”.