“Pokémon Labyrinth” di Max J. Kobbert è un gioco di pianificazione spaziale in un ambiente che cambia prima di ogni mossa. Il meccanismo: prima di muovere la tua pedina, devi inserire una tessera extra che fa scorrere un’intera fila del labirinto — aprendo nuovi percorsi e chiudendone altri. Poi muovi, cercando di raggiungere il Pokémon che devi catturare.

Ogni partita allena la capacità di pensare prima di agire in uno spazio che si trasforma. Devi visualizzare mentalmente l’effetto dello spostamento prima di farlo, valutare se il percorso che si apre per te non avvantaggia anche l’avversario, e decidere se puntare al tuo obiettivo o sabotare quello altrui. Il gioco lavora su pianificazione (simulare scenari futuri prima di agire), ragionamento visuo-spaziale (ruotare mentalmente percorsi e anticipare connessioni), e flessibilità cognitiva (il percorso perfetto che avevi individuato è appena stato distrutto dalla mossa dell’avversario — adesso che fai?).

Non è solo orientamento spaziale — è orientamento in un mondo che qualcun altro sta attivamente modificando, che è esattamente la condizione reale: piani che saltano per cause esterne, strategie da ricalcolare al volo, e la tentazione costante di reagire d’impulso invece di ripianificare.

Un allenamento cognitivo travestito da caccia ai Pokémon.

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