Il Corpo Rattoppato

F1 — IL CORPO RATTOPPATO

Catalogo delle insensatezze anatomiche


Ogni anno migliaia di persone muoiono soffocate mentre mangiano. Non per allergie, non per veleni: semplicemente perché il tubo del cibo passa accanto al tubo dell’aria. Nessun ingegnere sano di mente progetterebbe una cosa del genere.

Eppure eccoci qua.


Il test dell’ingegnere

Se un ingegnere presentasse al suo capo un progetto in cui aria e cibo condividono lo stesso incrocio, verrebbe licenziato prima di finire la frase. Se proponesse un sistema idraulico in cui un tubo digestivo attraversa una ghiandola che non c’entra niente con la digestione, lo manderebbero a casa con una lettera di richiamo. Se disegnasse un contenitore per rifiuti intestinali con un’uscita così stretta da bloccarsi regolarmente, richiedendo un intervento chirurgico d’urgenza per evitare la morte del proprietario… ecco, a quel punto probabilmente gli consiglierebbero di cambiare mestiere.

Eppure il corpo umano contiene esattamente tutte queste soluzioni.

Non perché qualcuno ci abbia pensato. Non perché un progettista abbia valutato le opzioni e scelto la migliore. Ma perché l’evoluzione non butta via nulla. Ricicla. Modifica. Rattoppa. Aggiunge nuovo su vecchio senza mai ricominciare da capo.

Il risultato? Un catalogo di imperfezioni che portiamo con noi ogni giorno.


I residui — Cose che non servono più

Cominciamo dai pezzi innocui. Quelli che semplicemente occupano spazio senza fare danni.

Se riuscite a muovere le orecchie come elefantini, significa che avete inutilissimi muscoli ancora funzionanti nei padiglioni auricolari. Sono residui evolutivi. I nostri antenati quadrupedi li usavano per orientare le orecchie verso i suoni, come fanno cani e gatti. Noi li abbiamo conservati, perché l’evoluzione non fa pulizie di primavera. Se una struttura non ti uccide prima dell’età riproduttiva, resta lì. Inutile, ma innocua.

Il coccige è lo stesso principio: le vertebre caudali fuse insieme sotto il bacino, residuo della coda che non c’è più. Serve ancora come punto di attacco di alcuni muscoli, d’accordo. Ma chiedete cosa ne pensano quelli che sono caduti per le scale e l’hanno battuto violentemente sullo spigolo del gradino.

Il mento? Esclusivo di Homo sapiens. Non ce l’aveva neppure il Neanderthal. E qual è la sua funzione? Nessuna. «Non è un tratto distinto, ma il prodotto fortuito dell’interazione tra due processi di sviluppo», scrive Telmo Pievani nel suo Imperfezione. Alveolare e mandibolare che crescono con tempistiche diverse. Il risultato? Un pezzo di osso in più che non serve a nulla. Cercarvi una funzione, aggiunge Pievani, «ci esporrebbe al ridicolo. Pangloss potrebbe dire che serve per farci crescere il pizzetto».


I residui problematici — Quando l’inutile fa male

Ma i pezzi inutili sono solo la prima categoria. Ci sono poi quelli attivamente problematici.

L’appendice ciecale, per esempio. Quella bombetta a orologeria nascosta nell’addome. «Tratto vestigiale umano dismesso a causa della riduzione dell’intestino», spiega Pievani, dovuta al cambio di dieta nel genere Homo. Forse ha un vantaggio secondario — qualcosa che ha a che fare con il sistema immunitario o come riserva di batteri buoni. Ma questo non toglie che «abbia svantaggi permanenti: un alto tasso di ostruzione e conseguente infezione, che prima dell’invenzione della chirurgia mieteva moltissime vittime».

Prima della chirurgia moderna, un’appendicite significava morte. Oggi significa sala operatoria d’urgenza. Perché portiamo in giro questa eredità pericolosa? Perché l’evoluzione non aveva alternative. «Si potevano trovare infinite soluzioni anatomiche più efficienti di questa», ammette Pievani. Ma l’evoluzione non sceglie l’efficienza. Sceglie ciò che funziona abbastanza per sopravvivere alla stagione riproduttiva. Dopodiché? Dopodiché sono affari tuoi.

Oppure prendiamo l’uretra che attraversa la prostata. Nei maschi, il tubo dell’urina passa proprio in mezzo a una ghiandola che c’entra con la riproduzione, non con la minzione. «Che senso ha?», chiede Pievani. «Con il risultato che quando la prostata si infiamma e con il passare degli anni si ingrossa sono gran dolori aggiuntivi?»

La risposta? «Be’, non ha alcun senso. Si spiega soltanto con il fatto che fino a poco tempo fa non si invecchiava abbastanza per dolersene.»

Non ha senso. Ma è l’evoluzione.


Il design pericoloso — Quando rattoppare può uccidere

Ma il vero capolavoro di inefficienza è la laringe abbassata.

Partiamo dai cervi. I maschi hanno sviluppato una laringe abbassabile per barare sulle proprie dimensioni: voce più grave = sembro più grosso = le femmine mi preferiscono. Funziona. In Homo sapiens, la laringe si è spostata in basso in modo permanente, dividendosi in due sezioni: un tratto verticale e uno orizzontale. Questa conformazione ci permette di articolare parola. Magnifico.

Ma — e c’è sempre un “ma” nell’evoluzione — questa soluzione ha un prezzo.

«Come già aveva osservato Darwin», scrive Pievani, la laringe abbassata «ci espone a un grave rischio di soffocamento: qualsiasi pezzetto di cibo o goccia di liquido che inghiottiamo passa vicinissimo all’apertura della trachea. Pessima idea.»

Non è solo un incubo notturno. È una realtà che uccide ogni anno migliaia di persone, «figuriamoci quando non si conoscevano le manovre di salvataggio d’emergenza». Il linguaggio è quindi «un ulteriore adattamento costoso, perché per ottenerlo paghiamo il prezzo continuo di poterci strozzare».

Lo si sarebbe potuto realizzare in modi anatomicamente più efficienti. Ma ancora una volta: l’evoluzione non può ricominciare da capo. Può solo rattoppare ciò che ha già.

«A forza di recuperare pezzi di qua e di là», conclude Pievani, «nell’evoluzione un tubo digestivo è diventato anche un tubo respiratorio, e quest’ultimo è diventato a sua volta uno strumento di produzione vocale.» Tre funzioni. Un incrocio. Migliaia di morti all’anno.

Se un ingegnere presentasse questo schema idraulico — aria e cibo nello stesso incrocio — verrebbe licenziato prima di finire la frase.


E non abbiamo ancora parlato del resto

Appendici inutili. Tubi incrociati. Ghiandole in posti sbagliati. Uscite troppo strette. Sistemi di drenaggio che funzionano al contrario.

Tutto questo è solo il catalogo dei rattoppi visibili. Le eredità di un corpo che è stato quadrupede, poi brachiatore, poi bipede. Un corpo che ha cambiato postura, dieta, habitat. E ogni volta l’evoluzione ha fatto quello che fa sempre: ha aggiunto sopra senza buttare via niente.

Nonostante le belle proporzioni del leonardesco Uomo Vitruviano, scrive Pievani, «di norma il nostro fisico è un compendio di stonature degne di Homer Simpson».

Ma tutto questo — appendici inutili, tubi incrociati, drenaggi al contrario — è niente rispetto a quello che è successo il giorno in cui abbiamo deciso di alzarci in piedi.


Serie: Finestre sulla Disillusione Episodio 1 di 6

Fonte principale: Telmo Pievani, Imperfezione. Una storia naturale, Raffaello Cortina Editore, 2019, pp. 135-150


PROSSIMO EPISODIO: F2 — Il Prezzo del Bipedismo Quando alzarsi in piedi significò soffrire


PROSSIMO EPISODIO: Prossimo episodio →