EPISODIO 6: “Sette Giorni”
L’invito
Non ti chiederò di buttare via tutti gli schermi.
Non funziona. Lo si è già provato.
Ti chiederò qualcosa di diverso:
Sette giorni. Cambiamenti piccoli. Ogni giorno un passo.
Alla fine della settimana non avrai risolto tutto. Ma avrai visto qualcosa: che è possibile.
Che tuo figlio può farcela. Che anche tu puoi farcela.
E quel “vedere”? Vale più di mille regole.
La mappa
Questo articolo è una guida. Passo dopo passo.
- Giorno 1: osservi
- Giorni 2 e 3: crei uno spazio protetto
- Giorni 4 e 5: introduci il vuoto
- Giorno 6: accendi il fuoco
- Giorno 7: fate il punto insieme
Ti dirò cosa aspettarti ogni giorno. Ti dirò quando sarà difficile. Ti dirò cosa fare quando le cose non vanno come previsto.
E alla fine avrai una checklist mentale — cinque parole facili da ricordare — che puoi seguire senza prendere appunti.
CONTO. ZONA. VUOTO. FUOCO. PARLO.
Quando avrai finito la settimana, queste cinque parole conterranno tutto quello che serve. Ma prima devi capire cosa significa ognuna.
Partiamo.
Prima di iniziare
Prima di partire, tre cose importanti.
Uno: non farlo da solo
Se vivi con qualcuno — partner, nonni, coinquilini — devono essere sulla stessa linea.
Se tu togli lo schermo e l’altro lo dà, non funziona. Parlate prima. Allineatevi. Tutti o nessuno.
Due: scegli la settimana giusta
Non vacanze. Non periodi di malattia. Non settimane con eventi straordinari.
Una settimana normale. Noiosa. Routine.
Tre: preparati ai primi tre giorni difficili
Non difficili — difficili DAVVERO.
Proteste. Pianti. Rabbia. “Ti odio.”
È normale. È previsto. È il segnale che sta funzionando.
I primi giorni penserai di sbagliare tutto. La voce dentro dirà: vedi? Non funziona. È una bugia.
Come quando smetti di fumare o togli lo zucchero. I primi giorni sono terribili. Poi migliora.
Ecco il punto chiave
Prima di iniziare, ricorda le tre regole:
ALLINEAMENTO (tutti sulla stessa linea). SETTIMANA NORMALE (no vacanze/eventi). PRIMI TRE GIORNI DIFFICILI (previsto, non fallimento).
Se non rispetti queste tre, la settimana fallirà. Se le rispetti, hai buone possibilità.
GIORNO 1: L’Audit
Il primo giorno non cambi niente. Solo osservi.
Tre cose da contare
1. Quante ore di schermo in totale
Tutti i device. Telefono, tablet, TV, computer. Non approssimare — conta davvero.
2. Quante volte chiede lo schermo
Ogni richiesta. “Posso vedere…” “Mi fai usare…” Conta anche quelle a cui dici no.
3. Quanto tempo tra “mi annoio” e la richiesta
Questo è il numero più importante.
Non cambiare niente. Non intervenire.
Oggi solo osservi. Questi sono i tuoi dati di partenza.
GIORNI 2 e 3: La Zona Sacra
Dal secondo giorno, crei una “Zona Sacra”.
È un blocco di tempo — 60-90 minuti — in cui non esistono schermi. Per nessuno.
Scegli quando
- Dopo scuola funziona bene per alcuni
- Cena e dopo-cena per altri
- Quello che va meglio per voi
Regole della Zona Sacra
1. Nessuno schermo
Nemmeno “solo un secondo”. Telefoni in un’altra stanza — non in tasca, non sul tavolo.
2. Alternative pronte
Non lasciare il vuoto senza opzioni. Giochi. Libri. Costruzioni. Fogli e colori. Non devono usarli — devono esserci.
3. Tu presente, ma non intrattenitore
Non devi riempire ogni secondo. Devi ESSERCI. È diverso.
Stare lì senza fare niente. Siamo abituati a riempire. Sempre.
Ascolta bene
Ascolta bene, perché questa è la parte difficile:
I primi giorni ci saranno proteste.
“Ma perché?” “È noioso!” “Tutti i miei amici…”
Non negoziare. Non spiegare troppo.
Rispondi: “Capisco che sia difficile. È il nostro tempo insieme.”
E basta. Non aggiungere altro. Non cedere “solo per questa volta”.
Il secondo giorno sarà duro. Il terzo forse peggio.
Al quarto, qualcosa inizia a cambiare. Non sempre. Non per tutti. Ma spesso.
L’importante è arrivare al quarto.
Ecco il punto chiave
La Zona Sacra ha tre pilastri:
NESSUNO SCHERMO (telefoni in altra stanza, non tasca). ALTERNATIVE PRONTE (ma non forzate). TU PRESENTE (ma non intrattenitore).
Giorni 2-3 saranno duri. Al giorno 4, qualcosa inizia a cambiare. L’importante è arrivare lì.
Il punto della situazione
Facciamo il punto:
- Giorno 1: audit. Conti ore, richieste, tempo tra noia e schermo.
- Giorni 2 e 3: Zona Sacra. 60-90 minuti senza schermi, alternative pronte, tu presente.
Adesso viene la parte interessante.
GIORNI 4 e 5: La Noia Strutturata
Aggiungi qualcosa: 30 minuti di tempo vuoto intenzionale.
Cos’è il tempo vuoto?
Nessuno schermo. E nessuna attività organizzata da te.
Tu non proponi. Tu non suggerisci. Tu non intrattieni.
Tuo figlio può:
- Disegnare
- Costruire
- Giocare da solo
- Guardare fuori dalla finestra
- Stare sdraiato a fissare il soffitto
- Lamentarsi di essere annoiato
Può fare tutto tranne chiedere lo schermo.
Tu sei presente — nella stessa stanza, disponibile — ma non sei lì per risolvere la noia.
Cosa aspettarti
- “Mi annoio!” Ripetuto. Molte volte.
- Frustrazione visibile. Forse rabbia.
- “Non so cosa fare!” come accusa.
Come rispondere
“Lo so. La noia è ok. Il cervello ha bisogno di tempo vuoto.”
Non aggiungere altro. Non cedere. Non suggerire attività. Non salvare dalla noia.
Sembra crudele. Non lo è.
Ricorda cosa abbiamo detto: la noia è quando il cervello elabora, costruisce, cresce. Stai DANDO qualcosa, non TOGLIENDO.
GIORNO 6: Il Fuoco Serale
Adesso introduci il rituale.
20-30 minuti. Stessa ora. Ogni sera da qui in avanti.
Telefoni via. Luci basse se possibile. Posizione comoda.
Una delle tre opzioni:
- Storia letta insieme
- Racconto della giornata a turno
- Gioco senza schermi
Non deve essere perfetto. Non deve essere elaborato. Deve essere COSTANTE.
Stessa ora, stesso rituale, ogni sera. Dopo due settimane diventa “la cosa che facciamo”.
Questo è importante
Non stai togliendo qualcosa a tuo figlio. Gli stai DANDO qualcosa.
- Noia — che è allenamento
- Storie — che sono relazione
- Te — che sei la cosa più importante
Lo schermo riempie. Tu nutri. Non è la stessa cosa.
Ricapitoliamo
- Giorni 4 e 5: tempo vuoto, 30 minuti, nessuna attività organizzata, tu presente ma non intrattenitore
- Giorno 6: Fuoco Serale. Storia, racconto, o gioco. Insieme.
Resta un giorno. Il più importante.
Ecco il punto chiave
Sei arrivato al Giorno 7 — complimenti, la parte più difficile è dietro.
Hai osservato (Giorno 1). Hai creato spazio protetto (Giorni 2-3). Hai introdotto noia allenante (Giorni 4-5). Hai acceso il fuoco (Giorno 6).
Ora fai l’unica cosa che trasforma tutto questo in cambiamento duraturo: parlare insieme. Ascoltare tuo figlio, condividere la tua fatica, decidere cosa mantenere.
GIORNO 7: Il Debrief Familiare
Settimo giorno: vi sedete e parlate.
Non un interrogatorio — una conversazione.
Tre domande per tuo figlio
1. “Cosa è stato più difficile questa settimana?”
Lascialo parlare. Ascolta senza giustificarti.
2. “C’è qualcosa che ti è piaciuto?”
Potrebbe dire “niente”. Va bene. Oppure potrebbe sorprenderti.
3. “Cosa vorresti che continuassimo?”
Gli dai voce nella decisione. È importante.
Poi parli anche tu
Dici che anche per te è stato difficile. Che anche tu hai dovuto resistere — al telefono, alla tentazione di cedere.
Mia figlia mi ha detto: papà, tu il telefono lo guardi sempre. Non ho risposto. Perché aveva ragione.
Perché è vero. E perché mostra che siete nella stessa squadra.
Insieme decidete cosa mantenere
Almeno due cose, non negoziabili:
- La Zona Sacra — ogni giorno
- Più una a scelta: tempo vuoto oppure Fuoco Serale, o entrambi
E DOPO la settimana?
Non tornare al punto di partenza. È la tentazione più forte. Resisti.
Aspettativa realistica: non perfezione, ma direzione.
Ci saranno ricadute. Giorni in cui cedi. Sere in cui il Fuoco si spegne.
Non è fallimento. È normale. L’importante è riprendere. Sempre.
Le parole da ricordare
Se non puoi prendere appunti, ecco come ricordare:
Cinque parole, una per ogni fase:
CONTO. ZONA. VUOTO. FUOCO. PARLO.
- Giorno 1: CONTO. Osservo e conto.
- Giorni 2-3: ZONA. Creo lo spazio protetto.
- Giorni 4-5: VUOTO. Introduco la noia strutturata.
- Giorno 6: FUOCO. Accendo il rituale serale.
- Giorno 7: PARLO. Facciamo il punto insieme.
Conto. Zona. Vuoto. Fuoco. Parlo.
Ripetile adesso. Conto. Zona. Vuoto. Fuoco. Parlo.
Tre cose da portare via
Prima di chiudere, tre cose da oggi:
Uno: i primi tre giorni sono i più difficili. È previsto. Non è fallimento.
Due: non stai togliendo — stai dando. Noia, storie, presenza. Le cose che costruiscono.
Tre: ricadute normali. L’importante è riprendere. Conto. Zona. Vuoto. Fuoco. Parlo.
E se non basta?
Se fai questa settimana, vedrai qualcosa. Vedrai che tuo figlio può farcela.
Ma forse vedrai anche altro.
Forse qualcosa non tornerà. Forse la resistenza sarà troppa. Forse le reazioni ti preoccuperanno.
Come distingui “difficile ma normale” da “serve aiuto”?
Il prossimo episodio parla di questo. Di quando quello che fai a casa non basta. Di come riconoscere i segnali. E di cosa fare.
Non perché tu debba preoccuparti. Ma perché sapere quando chiedere aiuto è forza, non debolezza.
Ci vediamo nel prossimo episodio.