Il Progetto
Lavoro con bambini dai 6 ai 10 anni in Canton Ticino. E ogni anno vedo la stessa cosa: bambini che non riescono a stare attenti per più di sette minuti, che non tollerano cinque secondi di noia, che esplodono per un “no”. Non bambini con disturbi — bambini neurotipici, in classi regolari.
I numeri dicono quello che gli insegnanti sanno già: 740 bambini con bisogni educativi speciali registrati nel Canton Ticino nel 2024 (DECS). Capacità di lettura autonoma in calo del 37% nell’ultimo decennio (PISA 2022, dati Svizzera italiana). Burnout docenti documentato da più indagini (OCST 2014, OCST 2025).
Ma il dato che mi ha fermato è un altro. Una seconda elementare ticinese: 13 bambini su 17 con attenzione sostenuta inferiore a 7 minuti. Il 47% della classe seguito da servizi specialistici.
Non è un’emergenza che arriva. È un’emergenza già qui.
Osservo un cerchio che si rinforza: le diagnosi esplodono, gli insegnanti cedono sotto il peso, i genitori si sentono in colpa, e i bambini continuano a perdere le capacità cognitive che servirebbero loro per affrontare il mondo. Nessuno ha colpa. Tutti sono intrappolati.
Cosa ho capito
Il cervello umano nasce incompleto. Non per errore — per design. Si chiama neotenia: nasciamo con il 23% del cervello sviluppato. Il resto si costruisce nei primi 15-20 anni, in risposta all’ambiente.
Per 300’000 anni quell’ambiente forniva tre cose: tempo vuoto, narrazione condivisa, e relazioni faccia a faccia. Queste tre condizioni allenavano le Funzioni Esecutive — attenzione, memoria di lavoro, controllo degli impulsi, flessibilità, pianificazione. I “muscoli cognitivi” che servono per pensare, decidere, resistere alla manipolazione.
L’ambiente digitale ha rimosso tutte e tre le condizioni. Sistematicamente. Non per cattiveria — per design economico. Ogni secondo di attenzione di tuo figlio vale denaro per qualcuno.
Non è colpa dei genitori. Non è colpa degli insegnanti. È un problema sistemico che richiede comprensione sistemica.
Seneca scriveva che non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili. Osare, qui, significa guardare il problema in faccia. Senza semplificarlo. Senza cercare colpevoli.
Cosa sto costruendo
Due serie complete per genitori, già disponibili:
Esserci — una guida al cervello di tuo figlio. Sette episodi che spiegano come funziona il cervello in sviluppo, cosa ha bisogno, cosa ha perso, e cosa puoi fare.
Prima di Tutto — una guida al benessere del genitore. Nove episodi su burnout, mental load, confini, relazione di coppia, identità. Perché non puoi versare da una tazza vuota.
Guide rapide in arrivo: articoli di 3 minuti che rispondono alle domande che i genitori cercano alle 23:00 dopo una giornata impossibile.
Strumenti pratici in sviluppo: screening non diagnostico delle Funzioni Esecutive e risorse personalizzate per le famiglie. L’obiettivo è dare a genitori ed educatori la possibilità di osservare, capire e agire — senza aspettare una diagnosi che potrebbe non servire.
Per chi è questo progetto
Per i genitori che si sentono in colpa e non dovrebbero. Che cercano comprensione prima delle ricette.
Per gli educatori che vedono il problema ogni giorno ma non hanno il framework per nominarlo.
Per i professionisti dell’educazione che cercano un interlocutore serio, basato sulle evidenze, aperto al confronto. Non competizione. Complementarità.
Per chi è questo progetto
Per i genitori che si sentono in colpa e non dovrebbero. Che cercano comprensione prima delle ricette.
Per gli educatori che vedono il problema ogni giorno ma non hanno il framework per nominarlo.
Per i professionisti dell’educazione che cercano un interlocutore serio, basato sulle evidenze, aperto al confronto. Non competizione. Complementarità.
Chi sono
Mi chiamo Gabriele Balog. Vivo e lavoro in Canton Ticino. Non sono un neuroscienziato — sono qualcuno che lavora con i bambini, studia le neuroscienze, e cerca di costruire ponti tra la ricerca e la pratica quotidiana.
Tutto quello che pubblico è basato su letteratura peer-reviewed. Quando non ci sono evidenze sufficienti, lo dico. Quando un’ipotesi è ancora da validare, lo scrivo.
Preferisco essere onesto che impressionante.
Se vuoi capire come penso e perché faccio quello che faccio, il modo migliore è leggere i Fondamenti.
Parliamone
Questo progetto è in costruzione. Come ogni cosa che vale la pena fare, ha bisogno di occhi diversi dai miei.
Se lavori con bambini o famiglie e qualcosa di quello che hai letto ti ha fatto pensare — nel bene o nel male — scrivimi. Mi interessa quello che vedi tu, soprattutto dove non coincide con quello che vedo io.