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Il Villaggio Fantasma

Serie “Prima di Tutto” — Episodio 5

Prendersi cura di sé per poter prendersi cura di loro

Non puoi versare da una tazza vuota.


“Per crescere un bambino ci vuole un villaggio.” Lo senti dire ovunque. Annuisci. È vero. Ma il tuo villaggio dov’è? I nonni lontani o assenti. Gli amici che non vedi più. I vicini che non conosci. I colleghi che hanno i loro problemi. Sei solo. Con un bambino che ha bisogno di 6-8 persone. E ci sei solo tu.


Il villaggio che abbiamo perso

L’evoluzione ci ha progettato per crescere figli in gruppo. Non è un’opinione — è biologia.

Come crescevamo i bambini (per 300’000 anni)

Hunter-gatherers (cacciatori-raccoglitori):

  • 15-20 adulti gravitano attorno a ogni bambino
  • Il bambino ha 5-6 “madri” (madre biologica + zie + nonne + sorelle maggiori)
  • Il carico è distribuito

Società agricole (fino a 100 anni fa):

  • Famiglie allargate: tre generazioni sotto un tetto
  • Nonni, zii, cugini sempre presenti
  • Vicini che si conoscono, si aiutano, si scambiano favori

Fino a 50 anni fa:

  • Nonni in città, spesso nello stesso palazzo
  • Comunità di quartiere
  • Rete di supporto informale ma solida

Come cresciamo i bambini oggi

Nuclei isolati:

  • 1-2 adulti soli in un appartamento
  • Nonni lontani (geograficamente o emotivamente)
  • Vicini sconosciuti
  • Amici dispersi

Il dato che fa male:

Servirebbero 6-8 persone che gravitano attorno a un bambino per crescerlo in modo sostenibile.

Tu ne hai quante? Una? Due, se va bene?

Non sei progettato per farcela da solo. Nessuno lo è. La solitudine che senti non è debolezza. È la risposta fisiologica a un carico che non puoi portare da solo.


Il bambino “sfasciafamiglie” — il reframe

C’è una narrativa tossica che circola, sottotraccia. Forse l’hai pensata anche tu.

La narrativa tossica

“Prima stavamo bene. Poi è arrivato il bambino e tutto è crollato.”

Il sonno. La coppia. Il tempo. I soldi. La libertà. La sanità mentale. Tutto. E il pensiero proibito che molti hanno (e di cui si vergognano profondamente):

“A volte penso che senza figli sarei più felice.”

Se l’hai pensato, non sei un mostro. Sei un essere umano spremuto oltre il sostenibile che cerca una spiegazione.

La verità che libera

Il bambino non ha rotto niente. Ha solo rivelato che il sistema non regge. Due persone non possono fare il lavoro di otto. Non è colpa del bambino. Non è colpa tua. È matematica. Pensa a cosa stai facendo, in pratica:

  • Lavoro full-time (che 50 anni fa faceva una persona)
  • Gestione casa (che 50 anni fa faceva una persona a tempo pieno)
  • Cura bambino (che per 300.000 anni hanno fatto 6-8 persone)
  • Cura di te stesso (tempo per dormire, mangiare, respirare)

Totale persone necessarie: 10-12 Persone disponibili: 2 E poi ti senti in colpa perché “non ce la fai”?

Il reframe fondamentale

Tuo figlio non è un problema da gestire. È un essere umano che ha bisogno di una tribù.

E la tribù non c’è.

La rabbia che a volte senti verso di lui? Spesso è rabbia verso il sistema che ti ha lasciato solo. Lui è solo il bersaglio più vicino. Quando capisci questo, due cose cambiano:

  1. Smetti di incolpare tuo figlio per bisogni che sono normali
  2. Smetti di incolpare te stesso per non riuscire a fare ciò che richiede un villaggio

Perché non chiedi aiuto

Se il problema è la mancanza di supporto, la soluzione sembra ovvia: chiedere aiuto. Eppure non lo fai. Perché?

I 5 blocchi interni

1. “Dovrei farcela da sola/o”

Il mito dell’autosufficienza.

  • “I miei genitori ce l’hanno fatta” → No, avevano i nonni
  • “Gli altri ce la fanno” → No, o mentono o hanno supporto nascosto
  • Chiedere = ammettere di non essere abbastanza

Verità: L’autosufficienza genitoriale è un’invenzione moderna. E non funziona.

2. “Non voglio disturbare”

  • Gli altri hanno i loro problemi
  • Mi sentirei in debito
  • E se dicono no? Meglio non chiedere.

Verità: Le persone vogliono aiutare. Ma non sanno come. Se chiedi in modo specifico, è più facile dire sì.

3. “Nessuno può farlo come me”

Soprattutto per le madri: standard impossibili.

  • “Se lo fa lui/lei, lo fa male”
  • “Solo io so come piace a mio figlio”
  • Il perfezionismo che isola

Verità: Tuo figlio sopravviverà se il pannolino è messo al contrario. Il controllo perfetto = isolamento garantito.

4. “Non ho nessuno a cui chiedere”

  • Rete sociale evaporata
  • Relazioni superficiali
  • Non sai nemmeno da dove iniziare

Verità: Il villaggio non si trova già pronto. Si costruisce. Un nome alla volta.

5. “Vergogna”

  • Sui social tutti sembrano farcela
  • Ammettere difficoltà = essere giudicati
  • Il confronto che schiaccia

Verità: Sui social vedi la vetrina. Dietro c’è burnout quanto il tuo. Forse di più.


La frase da interiorizzare

Prima di andare avanti, ripeti questa frase ad alta voce:

“Non devo farcela da sola/o. Non sono progettato/a per farcela da solo/a. Chiedere aiuto è sano, necessario, e non mi rende meno.”

Se ti sembra falsa, ripetila comunque. Il cervello ci crede dopo un po’.


Come iniziare a ricostruire

Non puoi far apparire un villaggio completo domattina. Ma puoi iniziare a costruirlo. Pezzo per pezzo.

Passo 1: Smetti di rifiutare

Quante volte hai detto questa frase?

“No grazie, ce la faccio.”

Quando qualcuno offre aiuto, dì SÌ. Anche se ti sembra strano. Anche se ti senti in imbarazzo. Trasforma:

  • “Posso fare qualcosa?” → “No grazie” → “Sì, puoi [cosa specifica]”
  • “Ti aiuto con la spesa?” → “Non serve” → “Sì grazie, prendi tu il latte?”

Ogni offerta rifiutata è un muro che costruisci tu.

Passo 2: Chiedi in modo specifico

Non chiedere così:

  • “Mi serve aiuto” (troppo vago, imbarazzante)
  • “Sono in difficoltà” (richiede troppa interpretazione)

Chiedi così:

  • “Puoi prendere tu Marco a scuola giovedì?”
  • “Puoi stare con i bambini sabato dalle 10 alle 12?”
  • “Puoi portarmi questa cosa dal supermercato?”

Specifico = facile da accettare. Nessuno sa come aiutarti se non glielo dici. Con precisione.

Passo 3: Coltiva la reciprocità

Il villaggio si costruisce in due direzioni. Quando puoi (anche poco):

  • Offri tu
  • Ricambia quando possibile
  • Non devi essere sempre quello che riceve

La reciprocità crea legami. Il legame crea villaggio.

Passo 4: Abbassa lo standard

Se deleghi e qualcuno “lo fa male”, hai due opzioni:

  1. Riprenderti il controllo → E tornare esausto e solo
  2. Abbassare lo standard → E avere supporto

Esempi concreti:

  • Se tua suocera lo veste “male”, sopravviverà
  • Se il partner dimentica lo spuntino, non è tragedia
  • Se la babysitter usa il tablet più di te, va bene lo stesso

Controllo perfetto = isolamento garantito.

Passo 5: Cerca la tua tribù

Dove trovare persone nella tua stessa fase:

  • Gruppi genitori (reali, non solo online)
  • Scuola/asilo: altri genitori che vivono lo stesso
  • Parco giochi: conversazioni ripetute diventano relazioni
  • App/community locali per genitori

Anche 2-3 persone sono meglio di zero. Non cerchi amici per la vita. Cerchi alleati per la sopravvivenza.


La Mappa del Villaggio — Il tuo strumento

Disegna su un foglio 3 cerchi concentrici. Poi compila.

Cerchio INTERNO (supporto quotidiano/settimanale)

Chi può aiutarti regolarmente?

Scrivi i nomi. Se il cerchio è vuoto, ecco il problema. Esempi:

  • Partner (se c’è)
  • Nonni vicini (se disponibili)
  • Amico/a con cui scambi favori settimanali

Cerchio MEDIO (supporto mensile/emergenze)

Chi chiameresti se avessi la febbre a 39 e il bambino a casa? Chi può prendersi i bambini per un weekend?

Esempi:

  • Nonni più lontani
  • Amici stretti
  • Famiglia allargata

Cerchio ESTERNO (supporto occasionale)

Conoscenti disponibili a favori occasionali Servizi a pagamento che puoi permetterti

Esempi:

  • Vicini
  • Babysitter
  • Servizi (doposcuola, centri estivi)

Ora analizza la mappa

Domande chiave:

  • Dove sono i buchi?
  • Chi potresti spostare verso l’interno (coltivando la relazione)?
  • Chi potresti aggiungere (anche al cerchio esterno)?

Il villaggio non si trova. Si costruisce. Un nome alla volta.


La Frase per Chiedere — Strumento BONUS

Quando devi chiedere e ti blocchi, usa questa formula magica:

“Ho bisogno di [cosa specifica]. Puoi aiutarmi con questo [quando]?”

Esempi da copiare

  • “Ho bisogno di due ore per me sabato. Puoi stare tu con i bambini dalle 10 alle 12?”
  • “Ho bisogno di non cucinare stasera. Puoi occupartene tu o ordiniamo?”
  • “Ho bisogno che qualcuno prenda Lucia a scuola giovedì. Puoi farlo tu?”

Nota importante: Non giustificarti. Non scusarti. Chiedi.

Il bisogno è legittimo. L’aiuto è sano. La richiesta è normale.


Perché non chiedi aiuto (secondo il tuo stile)

Ora vedi che il villaggio è sparito. Ma anche quando c’è qualcuno disponibile… perché non chiedi? La risposta è nel tuo stile di attaccamento.

Se il tuo stile tende all’ANSIOSO

Perché non chiedi aiuto: Chiedere = mostrare debolezza = rischio rifiuto. Meccanismo:

  • Da bambino: non sapevi se l’aiuto sarebbe arrivato (genitore imprevedibile)
  • Oggi: “Se chiedo e mi dicono no, sarà devastante”
  • Preferisci esaurirti piuttosto che rischiare il rifiuto

Come si manifesta:

  • “Non voglio disturbare”
  • “Dovrei farcela da sola”
  • Quando qualcuno offre: “No grazie, ce la faccio”
  • Ma dentro: esaurimento totale

Il paradosso:

Non chiedi per paura del rifiuto. Ma ti esaurisci. E l’esaurimento conferma: “Non sono abbastanza forte.”

Cosa fare:

  1. Riconosci il pattern: “Non sto proteggendo me, sto evitando vulnerabilità”
  2. Inizia piccolo: Chiedi cose minime (prova che il no non uccide)
  3. Preparati al no: “Se dicono no, va bene. Chiederò altrove.”
  4. Celebra il sì: Quando arriva aiuto, accoglilo (non sminuirlo)

Se il tuo stile tende all’EVITANTE

Perché non chiedi aiuto: Chiedere = dipendere = vulnerabilità inaccettabile. Meccanismo:

  • Da bambino: hai imparato che chiedere era inutile (genitore distante)
  • Oggi: “Non ho bisogno di nessuno. Faccio da solo.”
  • Autonomia come difesa, non scelta

Come si manifesta:

  • “Sto bene” (mentre crolli)
  • Rifiuti aiuto quando offerto
  • Preferisci fare male da solo che bene con aiuto
  • “Non voglio dover ricambiare”

Il paradosso:

Non chiedi per proteggerti dalla delusione. Ma ti isoli. E l’isolamento ti esaurisce completamente.

Cosa fare:

  1. Riconosci la disconnessione: “Non è forza. È evitamento.”
  2. Sperimenta vulnerabilità: Chiedi una cosa piccola e vedi cosa succede
  3. Accetta reciprocità: “Ricambiare non è debito. È connessione.”
  4. Permetti intimità: “Chiedere aiuto crea legami. Non debolezza.”

Se il tuo stile è più SICURO

Perché chiedi aiuto (e come aiutare chi non riesce)Punti di forza:

  • Chiedi senza vergogna
  • Accetti aiuto senza senso di colpa
  • Reciproci naturalmente
  • Vedi la tribù come risorsa, non minaccia

Possibili sfide:

  • Partner ansioso: interpreti come “non si fida di me”
  • Partner evitante: interpreti come “non gli importa collaborare”
  • Potresti dare per scontato che chiedere sia facile per tutti

Cosa fare:

  1. Riconosci stili diversi: Chiedere aiuto è DIFFICILE per ansioso/evitante
  2. Offri con specificità: Non “Posso aiutarti?” → “Porto i bambini a scuola io domani”
  3. Modella vulnerabilità: “Anche io ho bisogno. È OK.”
  4. Sii paziente: Cambiare pattern richiede tempo e sicurezza

Dove siamo

  • Il villaggio evolutivo (6-8 persone) è sparito
  • Oggi: 1-2 adulti cercano di fare il lavoro di 10
  • Tuo figlio non è il problema — il problema è che sei solo/a
  • Chiedere aiuto non è debolezza — è l’unica strategia sensata
  • Il villaggio si ricostruisce: smetti di rifiutare, chiedi con precisione, abbassa gli standard, cerca la tua tribù

C’è qualcosa che non puoi delegare

Ora sai che il villaggio è perduto — ma può essere ricostruito. Sai che chiedere aiuto non è debolezza — è necessità. Sai che tuo figlio non è il problema — il problema è che sei solo/a. Ma c’è qualcosa che porti dentro che non puoi delegare. Qualcosa che passa a tuo figlio anche quando non parli, non agisci, non fai niente. Parlo della tua ansia. E di come, senza volerlo, la stai trasmettendo. Nel prossimo episodio parliamo di questo: l’ansia che passa da te a lui. Anche quando non vuoi. E soprattutto: come interrompere il ciclo.


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Per approfondire

Ricerca scientifica:

  • Hrdy, S.B. (2009). Mothers and Others: The Evolutionary Origins of Mutual Understanding. Harvard University Press
  • Hrdy, S.B. (2016). Variable Postpartum Responsiveness among Humans and Other Primates. Hormones and Behavior
  • Konner, M. (2010). The Evolution of Childhood. Harvard University Press
  • Dunbar, R.I.M. (1992). Neocortex Size as a Constraint on Group Size in Primates

Report istituzionali:

  • U.S. Surgeon General (2023). Our Epidemic of Loneliness and Isolation

Serie “Prima di Tutto” — Prendersi cura di sé per poter prendersi cura di loro Episodio 4 di 8

Keywords: chiedere aiuto genitori, villaggio per crescere bambino, genitori soli, supporto genitoriale, isolamento genitori, cooperative parenting

Gabriele Balog

Teacher