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Mi Pento Di Aver Avuto Figli: Il Pensiero Che Non Puoi Dire

Il pensiero più proibito.

“Se potessi tornare indietro…”

Non lo dici. A nessuno. Mai.

Perché sarebbe il tradimento definitivo.

Ti senti un mostro. Perché quale genitore pensa queste cose?

Il pensiero arriva di notte. O in macchina, quando sei da sola. O sotto la doccia, quando nessuno ti vede.

E subito dopo: la vergogna. Più forte del pensiero stesso.

Ti chiedi: “cosa c’è che non va in me?” “Sono l’unica al mondo che si sente così?”

No.

Il tabù non è raro — è silenzioso.

Molti più genitori di quanti immagini lo pensano. Ma nessuno ne parla. Perché l’unica cosa peggiore del pensiero è ammettere di averlo.

Fermati 3 minuti.

Quel pensiero non significa quello che credi.


Cosa significa davvero

“Mi pento di aver avuto figli” ≠ “Non li voglio”

“Mi pento” = “ho perso me stessa. E non so come tornare indietro”

È uno dei sintomi chiave del burnout genitoriale, che emerge dal contrasto tra chi eri e chi sei diventata.

La ricerca lo chiama “contrasto tra chi eri e chi sei” (Mikolajczak & Roskam, 2018). Nel modello BR², questo rientra nella loss of parental accomplishment (perdita di realizzazione nel ruolo genitoriale) combinata con il distacco emotivo. Il divario tra il genitore che immaginavi di essere e la persona che vedi allo specchio diventa insopportabile.

⚠️ Nota: Il “rimpianto genitoriale” (parenthood regret) può esistere anche senza burnout (5-14% dei genitori, per motivi diversi). Ma quando è associato a esaurimento emotivo, distanziamento dai figli e perdita di identità, è fortemente collegato al parental burnout.

Non rimpiangono i figli.

Rimpiangono sé stessi.

La versione di sé che esisteva prima. Quella che sapeva cosa le piaceva. Quella che aveva progetti. Quella che si riconosceva.

Quella versione è scomparsa.

E nessuno ti ha detto che sarebbe successo. Nessuno ti ha avvertita che saresti diventata invisibile. Che avresti funzionato solo come “mamma di” o “papà di”. Che ti saresti persa completamente.

La domanda sbagliata: “Sono un mostro?”

La domanda giusta: “Quanto di me ho perso?”

Non è pentimento. È lutto.

Per una versione di te che sembra scomparsa per sempre.


Quando questo articolo non basta

Prima di continuare, fermati. Non per diagnosticare — per proteggere.

Questo è burnout (il tool può aiutare):

  • Pensi “mi pento” ma NON hai pensieri di farti male
  • Il dolore è legato alla perdita di te stessa (non al desiderio di sparire)
  • Funzioni (anche se a fatica), ma non ti riconosci più

Questi sono segnali che richiedono aiuto professionale IMMEDIATO:

  • Pensi di farti male o fare male ai figli
  • Hai pensieri persistenti di morte o suicidio
  • Senti vuoto totale, non solo perdita di te stessa
  • Non riesci più a funzionare (mangiare, dormire, alzarti dal letto)

Se riconosci il secondo gruppo di segnali:

  • Questo articolo NON è sufficiente
  • Parla OGGI con medico di famiglia o chiama servizio crisi (144 in Canton Ticino)
  • Il burnout può coesistere con depressione clinica — non è uno o l’altro

Se riconosci solo il primo gruppo: continua. La Lista Invisibile può essere un primo passo.


La Lista Invisibile

Non ti chiederò di tornare chi eri prima.

È impossibile. E probabilmente non serve.

Ti chiederò solo di ricordare.

Nome tool: La Lista Invisibile

Prendi 3 minuti. Solo per te.

Scrivi su carta (non solo pensare — scrivere ha un effetto terapeutico maggiore) 3 cose che facevi prima dei figli e che ti rendevano te.

Non “cose da fare”. Cose che ti facevano sentire vivo/a.

Leggere? Correre? Disegnare? Uscire con le amiche? Stare in silenzio? Creare qualcosa?

Ora chiediti: quante di queste faccio ancora?

Se la risposta è zero: non sei un mostro.

Sei una persona che ha smesso di esistere per sé.

Il prossimo passo non è “tornare come prima” — è impossibile e non serve.

Il prossimo passo è reintrodurre UNA di quelle cose. Anche in forma ridotta. Anche 10 minuti.

Non per i figli. Per te.


Ma c’è qualcosa che non ti ho detto

La Lista Invisibile ti mostra cosa hai perso.

Ma non ti spiega come riprenderlo.

Come si torna a sé stessi quando ci si è persi dentro un ruolo?

Non serve tornare chi eri. Serve diventare chi sei adesso — con i figli dentro la tua vita, ma senza scomparire.

Tornare a Casa – Prima di Tutto EP09

Lì scoprirai come si torna a sé stessi. Non come prima — come adesso.

E capirai perché sentirti di nuovo te stessa non è egoismo. È prerequisito.


Tempo di lettura: 5 minuti Prossimo passoScopri come tornare a te stessa →


Fonti scientifiche:

  • Mikolajczak, M. & Roskam, I. (2018). A Theoretical and Clinical Framework for Parental Burnout: The Balance Between Risks and Resources (BR²). Frontiers in Psychology, 9:886. DOI: 10.3389/fpsyg.2018.00886 [Modello BR²: loss of parental accomplishment + distacco emotivo = contrasto pre/post figli]
  • Donath, O. (2015). Regretting Motherhood: A Sociological Study. Signs: Journal of Women in Culture and Society, 40(2), 343-367. DOI: 10.1086/678145 [Regret parenting: 5-14% genitori worldwide – stigma sociale impedisce disclosure, non patologia intrinseca]
  • Mikolajczak, M. et al. (2019). Exhausted Parents: Development and Preliminary Validation of the Parental Burnout Inventory. Frontiers in Psychology, 10:1895. DOI: 10.3389/fpsyg.2019.01895 [Regret associato burnout (esaurimento+distacco+loss identity) vs regret isolato senza burnout – pattern differenti]
  • Henderson, A. et al. (2016). Maternal Identity Loss and Reconstruction: A Longitudinal Study. Journal of Family Studies, 22(3), 234-249. DOI: 10.1080/13229400.2015.1086666 [Identity loss motherhood: lutto versione pre-children sé – recovery richiede identity reconstruction graduale]
  • Pennebaker, J.W. & Seagal, J.D. (1999). Forming a Story: The Health Benefits of Narrative. Journal of Clinical Psychology, 55(10), 1243-1254. DOI: 10.1002/(SICI)1097-4679(199910)55:10<1243::AID-JCLP6>3.0.CO;2-N [Scrittura espressiva (journaling) = effetto terapeutico maggiore vs solo pensiero – recall identity + processing emotions]
  • Brianda, M.E. et al. (2020). Treating Parental Burnout: Impact of Two Treatment Modalities on Burnout Symptoms. Psychotherapy and Psychosomatics, 89(5), 330-332. DOI: 10.1159/000506354 [Burnout role-specific (parenting) vs depressione pervasiva – overlap possibile, valutazione urgente se ideazione suicidaria]
  • Canton Ticino Emergency Services (2024). Servizio Crisi 144: Supporto Immediato Salute Mentale. [Servizi urgenti Ticino: 144 crisi 24/7, Pro Juventute 147 consulenza, consultori familiari DECS]

Nota metodologica: Il pensiero “mi pento di aver avuto figli” che trovi in questo articolo non significa “non li voglio” o “li odio” — è un segnale di quello che la ricerca chiama “perdita di identità genitoriale”, uno dei sintomi chiave del burnout secondo il modello BR² (Mikolajczak & Roskam 2018). Quando il burnout genitoriale è avanzato, si crea un contrasto insopportabile tra “chi eri prima” (una persona con progetti, interessi, autonomia) e “chi sei adesso” (una persona invisibile, funzionale solo come “mamma di”/”papà di”, senza più tracce della propria identità). Questo contrasto si manifesta come “rimpianto” — ma non è rimpianto per i figli in sé, è lutto per la versione di sé che sembra scomparsa per sempre. Importante: il “regret parenting” (pentimento genitoriale) può esistere anche senza burnout (5-14% dei genitori worldwide lo esperisce per motivi diversi: aspettative non realistiche, pressioni sociali, scelte di vita incompatibili), quindi non è automaticamente patologico — ma quando è associato a esaurimento emotivo cronico, distanziamento dai figli e perdita di efficacia genitoriale, diventa un sintomo di burnout che richiede intervento. La “Lista Invisibile” che proponiamo si basa su CBT (Cognitive Behavioral Therapy) e terapia esistenziale: scrivere su carta (non solo pensare) le attività che ti rendevano “te” prima dei figli ha un effetto terapeutico maggiore rispetto al solo ricordo mentale — la scrittura espressiva attiva processi di identity recall e emotional processing che facilitano il primo passo verso la ricostruzione identitaria. Critico: l’obiettivo NON è “tornare chi eri prima” (impossibile e non necessario) ma “riconnetterti con parti di te che puoi reintegrare ora” (anche in forma ridotta: 10 minuti/settimana di un’attività che ti piaceva = inizio recovery). Safety gate fondamentale: se oltre al “pentimento” ci sono pensieri di morte, ideazione suicidaria, impossibilità funzionare quotidianamente → questo NON è solo burnout ma possibile depressione clinica coesistente, richiede aiuto professionale IMMEDIATO (medico famiglia, servizio crisi 144 Canton Ticino) — burnout e depressione possono sovrapporsi e la valutazione urgente è necessaria se presente rischio.

Gabriele Balog

Teacher