
Non Sopporto Più I Miei Figli: Cosa Ti Sta Succedendo
Hai pensato “non li sopporto più”.
E subito dopo: “cosa c’è che non va in me?”
Il pensiero arriva di sera. Quando il silenzio ti lascia sola con te stessa. O di notte, quando ti svegli e non riesci più a dormire.
Il ciclo: pensiero → colpa → silenzio → il pensiero torna più forte → più colpa.
Ogni volta giuri che è l’ultima volta che lo pensi. Ogni volta torna.
Non lo dici a nessuno. Perché le brave madri non pensano queste cose. I bravi padri non si sentono così.
E più lo nascondi, più ti sembra di essere l’unica persona al mondo che prova questo.
Se sei qui, fermati 3 minuti.
Quel pensiero non significa quello che credi.
Cosa significa davvero
“Non sopporto più i miei figli” ≠ “Non amo i miei figli”
Sembra la stessa cosa. Non lo è.
È il segnale d’allarme del burnout.
Il cervello che si disconnette quando le risorse sono finite. Per proteggerti.
Come un interruttore automatico che stacca la corrente quando il carico è troppo alto.
La ricerca lo chiama “distanziamento affettivo” (Mikolajczak & Roskam, 2018). Quando sei cronicamente esaurita, il corpo spegne le emozioni positive. Non perché non ami. Perché non hai più energia per sentire.
È come il dolore fisico.
Il dolore non è il problema. È il segnale che c’è una ferita.
Questo pensiero non è il problema. È il segnale che sei esausta.
La domanda sbagliata: “Cosa c’è che non va in me?”
La domanda giusta: “Da quanto tempo sto funzionando a vuoto?”
Non sei un mostro. Sei a secco.
Quando è burnout e quando no
Prima di usare il tool, orientati. Non per diagnosticare — per capire.
Distanziamento affettivo (burnout):
- Collegato al ruolo genitoriale (quando sono con loro, sento vuoto)
- Oscillante (ci sono momenti migliori e peggiori nella giornata)
- Legato a sovraccarico (troppo da fare, zero supporto)
Sintomi depressivi (richiedono professionista):
- Pervasivi (senti vuoto in TUTTO, non solo con loro)
- Costanti (ogni giorno, dalla mattina alla sera, da settimane)
- Accompagnati da: pensieri negativi su te stesso, difficoltà a dormire/mangiare, pensieri di farsi male
Se riconosci il secondo pattern: il tool non basta. Parla con medico di famiglia o psicologo.
Se riconosci il primo: il burnout può essere affrontato. Continua.
Il Termometro
Non ti chiederò di cambiare niente oggi.
Ti chiederò solo di osservare un numero.
Nome tool: Il Termometro
Ogni sera, prima di dormire, dai un numero da 1 a 10 alla giornata:
- 1 = “ho funzionato in automatico, non ho sentito niente”
- 10 = “ho avuto momenti di connessione vera con loro”
Non giudicare il numero. Non cercarne uno “giusto”. Solo registralo mentalmente.
Dopo 5 giorni, guarda il pattern.
Se la media è sotto il 4: non sei cattiva. Sei in burnout.
Il numero non è un voto. È una mappa.
Ti mostra dove sei. Non dove dovresti essere.
Ma c’è qualcosa che non ti ho detto
Il Termometro ti mostra dove sei.
Ma non ti spiega perché il serbatoio si svuota così. Perché nessuno lo ricarica. E cosa succede quando versi da un serbatoio vuoto per settimane, mesi, anni.
Ha a che fare con come funziona il tuo serbatoio emotivo. E con il fatto che nessuno te lo ha mai spiegato.
La Tazza Vuota – Prima di Tutto EP01
Lì scoprirai come funziona il serbatoio emotivo. E perché si svuota anche quando non fai “niente di speciale”.
Tempo di lettura: 3 minuti Prossimo passo: Scopri come funziona il serbatoio emotivo →
Fonte scientifica: Mikolajczak, M. & Roskam, I. (2018). A Theoretical and Clinical Framework for Parental Burnout: The Balance Between Risks and Resources (BR²). Frontiers in Psychology, 9:886. DOI: 10.3389/fpsyg.2018.00886