“C’era un Pirata” di Gianluca Daffi è un gioco che allena tre funzioni esecutive critiche: attenzione sostenuta, memoria di lavoro e controllo inibitorio. Il meccanismo è semplice—ascoltare istruzioni verbali, trattenerle in memoria, eseguirle con precisione e velocità—ma l’esecuzione richiede coordinamento cognitivo sofisticato.

Non è un gioco “educativo” nel senso tradizionale del termine. È un allenamento mascherato da divertimento: ogni partita costruisce connessioni neurali che migliorano la capacità di processare informazioni, resistere alle distrazioni e tradurre un input uditivo in azione motoria calibrata.

Funziona perché rispetta il principio fondamentale dell’apprendimento: la ripetizione variata in contesto ludico è più efficace di qualsiasi esercizio esplicito. I bambini non stanno “studiando l’attenzione”—stanno giocando. Ma il cervello sta lavorando.

Un gioco che sviluppa competenze trasferibili ben oltre il tavolo da gioco.

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